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CALCIO: SACRIFICIO E SCELTE CORAGGIOSE

12 Novembre 2021

Che bello guardare i calciatori della serie A: notorietà, contratti stellari, lifestyle invidiabile, interviste.
Bello, tutto bellissimo, ma cosa bisogna fare per arrivare fin lì?

I ragazzi che approcciano a questo mondo devono essere consci del fatto che per raggiungere il proprio sogno c’è una sola cosa da fare: lavorare sodo e fare tanti tanti sacrifici.

La gavetta nel mondo del calcio può essere molto lunga e una volta raggiunto il mondo dei professionisti non si deve cadere nell’errore di pensare di “essere arrivati”. Come tutti i lavori, anche questo ti restituisce esattamente quello che dai, se molli, se allenti la presa, rischi di tornare indietro.

Si può andare incontro a stagioni difficili, a infortuni, a momenti difficili, a stagioni difficili, ma l’importante è non mollare, credere sempre nel proprio sogno e continuare a dare sempre il 100%.

Marco Modolo, anno 89, iniziato nelle giovanili del Venezia, passato alle giovanili dell’Inter, tornato in prima squadra nei dilettanti, finalmente raggiunge i professionisti tra Italia e Slovenia. Nel 2015, a 26 anni, dopo una stagione difficile al Carpi in B, decide di cambiare radicalmente, sposare un progetto “rischioso” per un atleta: torna nella squadra della sua città che, a causa di un fallimento, deve ripartire dalla Serie D.

Scelta che si può definire rischiosa per un calciatore, dalla B alla D, ma lui decide di credere in questo progetto: torna a Venezia.

In 6 anni porta la “sua” squadra a 4 promozioni: dalla D alla massima serie!! Il capitano!
Capitano che, nonostante questa cavalcata durata 6 anni, fino al 07 novembre si è sempre accomodato in panchina, con enorme rispetto delle scelte dell’allenatore e per i compagni.

Domenica però al 70, il mister predispone il cambio: esce Kiyine, entra Modolo.

Finalmente, dopo tanti anni di calcio, di professionisti, Marco, giovane 32enne, realizza il suo sogno: Esordio in serie A con la maglia della sua città. E non solo, accoglienza riconoscente della curva sud che lo ha salutato col coro “Un capitano, c’è solo un capitano!” e dei compagni, soprattutto di Ceccaroni, capitano in campo in quel momento, che, se solo il regolamento glielo avesse permesso, avrebbe dato la fascia al CAPITANO!

E lo dimostra ancora con l’intervista a fine gara: “Quello di Pietro è stato un bellissimo gesto, anche se non si poteva. Fosse stato possibile il cambio, gliel’avrei lasciata, per il giocatore che è, per l’uomo e per il gesto che voleva fare. Dalla D alla A sembra passata un’eternità, ma in realtà non è passato così tanto tempo”.

Diventare un calciatore è un sogno….e spesso ci regala queste belle favole, basta non smettere mai di crederci!

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