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UNGHERIA: la Nazionale dalle stelle alle .....

08 Agosto 2021

La Grande Ungheria prese le prime pagine dei giornali tra il 1949 e il 1956, periodo in cui vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi del ’52 e arrivò in finale ai Mondiale del ’54. Sebes aveva ideato un modello di gioco perfetto, ripreso dagli schemi del Wunderteam di Hugo Meisl e da Vittorio Pozzo.

Il grande blocco della Nazionale era composto dai giocatori della Honved, il club militare di Budapest padrone del calcio ungherese in quel decennio.

Sebes però seppe condire gli otto undicesimi del gruppo dell’Honved con alcuni elementi di pregio dell’ex MTK Budapest, la squadra della carriera da giocatore dello stesso Sebes.

Nel quadriennio dorato furono almeno sei le partite memorabili:

  • La vittoria dell’Olimpiade del ’52 battendo in finale la Jugoslavia 2-0, grazie ai gol di Puskas e Czibor.
  • L’amichevole inaugurale dello stadio Olimpico di Roma, nell’agosto del 1953, tra l’Ungheria e l’Italia. 3-0 per i magiari, che uscirono dal campo tra gli applausi scroscianti del pubblico italiano.
  • Lo storico 3-6 rifilato all’Inghilterra nel novembre del ’53 a Wembey, là dove nessuna Nazionale del continente aveva mai vinto.
  • Così come il “replay” al Nepstadion di Budapest l’anno successivo, sempre vinto dai magiari per 7-1 ai danni dei Leoni inglesi, che tornarono a Londra con la sconfitta più pesante della loro storia.
  • Infine, i due mistici incontri. La Battaglia di Berna ai Mondiali svizzeri del 1954, vinta contro il fenomenale Brasile, nonostante la defezione del talento più cristallino di quell’Ungheria: Ferencs Puskas, infortunato nel match precedente dal tedesco Liebrich. Una delle partite più dure e combattute della storia, la cui vittoria permise di andare avanti e battere l’Uruguay in semifinale, giungendo in finale, a giocarsela contro la Germania dell’Ovest. Quell’incontro fu soprannominato come il Miracolo di Berna, perché i tedeschi, facilitati anche a causa di Puskas acciaccato, rimontarono da 2-0 a 2-4 e si portarono a casa il Mondiale.

Dal quel momento in poi non fu altro che un escalation di tensioni e tumulti,nell'ottobre 1956 scoppiò la rivoluzione ungherese, e la maggior parte dei giocatori della Nazionale, compreso Puskas, decise di emigrare dall’Ungheria.  

Le gloriose scuole calcio e accademie di tecnica calcistica ungheresi vennero svalutate.

Nonostante qualche buon risultato nei decenni successivi (due semifinali agli Europei del ’64 e del ’72), l’Ungheria del pallone non tornò ami più come prima. Dagli anni 80′ fino ai giorni nostri ci furono solamente risultati disastrosi.

Nel 2016 il risveglio. La formazione magiara di nuovo all’Europeo. E che Europeo. Prima nel girone, mettendo alle spalle Islanda, Portogallo e Austria. Poi l’eliminazione agli ottavi con il Belgio.

Marco Rossi attuale C.T. dell'Ungheria dal 2018 capitato in un girone di ferro all'ultimo europeo con Francia, Portogallo e Germania, dalla compagine magiara sinceramente non si poteva pretendere di più anche perché ad un così malevolo sorteggio si aggiungeva anche l'assenza del talentuoso trequartista del Lipsia Dominik Szoboszlai fermo da mesi a causa di una fastidiosa pubalgia.

Marco Rossi è il principale artefice della rinascita dei magiari.  Il coach nativo di Druento (To) classe '64 dopo un'umile ed onesta carriera nelle panchine della serie C troverà maggior fortuna sulle sponde del Danubio in terra ungherese.  Con il suo arrivo la Nazionale magiara ha fatto un importantissimo salto di qualità tornando a sognare la realizzazione di un nuovo ricorso storico con la speranza che torni a celebrare le celebri gesta del suo eroe calcistico Ferenc Puskas.

C.S.

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