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L'inventore del catenaccio

25 Luglio 2021

Il rusticano duello tra calcio propositivo e reattivo è nato assieme al concetto di tattica. Da una parte l’idea di “imporre” il controllo sulla partita, dall’altra il negarlo. Pallone e spazio quindi, sono due strumenti estremamente “liquidi”, concessi in contemporanea ai 22 giocatori eppure utilizzabili nei più disparati modi possibili. In un secolo e mezzo malcontato, le più grandi menti calcistiche hanno tentato di risolvere la questione tirando la corda una volta di qua, una volta di là, senza trovare mai la quadra definitiva. Quando la volontà di avere la partita in mano vince sul resto, gli avversari trovano risposte sulla sponda opposta.

L’estremo capo della sponda opposta, croce e delizia italiana in territorio nazionale ed europeo, lo dobbiamo all’invenzione di un allenatore austriaco, Karl Rappan (in foto). Ex centrocampista-attaccante (non esistendo nel 2-3-5 il concetto di “trequartista”), fu un po’ l’uomo che mise la Svizzera sulla mappa del calcio mondiale. Non dispondendo di talenti offensivi come se ne potevano trovare a piene mani nell’Austria da cui proveniva, adottò un approccio più pragmatico e “meno dipendente dai singoli talenti dei giocatori”. Partendo dal 2-3-5, arretrò i due cenrali di centrocampo tra la linea difensiva ed il portiere. I due difensori già esistenti giocavano molto più stretti al centro e si alternavano nell’accorciare verso il portatore avversario o nel coprire lo spazio dietro a seconda del lato di provenienza dell’attaccante.

L’uomo che occupava lo slot tra difesa e porta aveva il solo compito di coprire e liberare ciò che passasse dalle sue parti, libero da compiti di marcatura. Questa è contemporaneamente la genesi del catenaccio e del ruolo del veroullier (derivante da verrou, letteralmente il catenaccio) del nostro libero. Abbassando poi la linea d’ingaggio del pressing ed accorciando la lunghezza della squadra il gioco è presto compiuto. Non è per niente scontato che un uomo proveniente dall’ancora fiorente mondo tutto viennese delle coffee house, riuscisse a mettere da parte quel calcio estremamente artistico, romantico e bohemién per inventare la bestia nera degli esteti del pallone. Dopo aver vinto il campionato austriaco con il Rapid Vienna nel 1930, si trasferì a Ginevra (dove già gestì il famoso Cafè de la Bourse tempo addietro) da giocatore-allenatore del Servette. Non essendo, al di là del Piemonte, ancora nato un vero e proprio professionismo, Rappan cercò il modo di chiudere gli spazi quando tutto il mondo intorno alla Confederazione Elvetica cercava di aprirlo. L’idea di adottare un blocco estremamente basso sul campo servì a fronteggiare un problema non indifferente in un calcio estremamente “codificato” come lo era a quel tempo. Considerando un consteto in cui la marcatura a uomo non aveva ancora alternative, giocare contro il WM significava lasciare le 3 punte a prendere i 3 difensori avversari, due centrocampisti centrali si occupavano dei mediani, i nuovi “terzini” delle ali. Si creò un problema prettamente numerico: un mediano ed un centrale dovevano prendere in consegna le due mezzepunte e la punta avversaria con il veroullier per costituzione fuori dal conteggio. Contro il 2-3-5, ormai raramente utilizzato ma non abbastanza poco da non considerarlo nella questione, 3 attaccanti e due centrocampisti centrali erano semplicemente troppi.

La Svizzera di Rappan, sebbene vista come una specie di unicorno calcistico, riuscì a fare scalpi importanti (tra cui la Germania – Austria post Anschluss e nientemeno che l’Inghilterra, seppur in amichevole) prima di venir eliminata dalla Coppa del Mondo del ’38 dall’Ungheria.

Fonte numerodiez

C.S.

 

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