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La resistenza nel gioco del calcio: che cos'è?

17 Gennaio 2021

Per un Allenatore di calcio o per un preparatore atletico è importante capire che cosa significa il termine “resistenza” nello sport in generale e nei giochi di squadra in particolare. Fra le molte definizioni che sono state date di essa, alcune pongono l’accento sull’importanza di resistere alla fatica, di saperla combattere, altre invece, sulla capacità di far durare a lungo lo sforzo.

Occorre premettere che c’è sicuramente una notevole differenza fra le specialità nelle quali la resistenza ha un ruolo fondamentale (come le corse medie e lunghe dell’atletica, il ciclismo, il canottaggio, le prove del nuoto sopra i 1000 metri, lo sci di fondo, il triathlon ecc.) e quelle (come i giochi di squadra) nelle quali la resistenza è sì una qualità importante, ma non prioritaria. Nei giochi di squadra, e dunque anche nel calcio, si può affermare che:

...La resistenza è la capacità di mantenere il più possibile costante la prestazione (dal punto di vista atletico, tecnico, tattico e psicologico) nonostante si sia già compiuta una grande quantità di lavoro” (da Arcelli, Assi e Sassi, 1980).

Ovviamente sono molti i fattori che consentono a un giocatore di avere un grado maggiore di resistenza. Dal punto di vista atletico, semplificando le cose, si potrebbe dire che chi ha molta resistenza sa senza dubbio pagare molto velocemente i debiti di ossigeno, quelli alattacidi e quelli lattacidi. L’una e l’altra caratteristica possono migliorare se vengono meglio allenate le componenti aerobiche e quelle lattacide.

Il giocatore che ha il meccanismo aerobico più efficiente:

  • produce meno lattato a parità di intensità degli sforzi compiuti, poichè una percentuale più alta dell’energia deriva dalla combinazione dell’ossigeno con il glucosio e, di conseguenza, ha una necessità più ridotta di ricorrere ai meccanismi “a debito” (fosfocreatina, ossigeno della mioglobina e meccanismo anaerobico lattacido)

  • ricostruisce più velocemente sia la fosfocreatina, sia il patrimonio di ossigeno della mioglobina

  • è probabilmente in grado di far uscire più velocemente il lattato dalle fibre

  • elimina più velocemente il lattato dal sangue, soprattutto se, negli organi che lo eliminano, è più elevata la cosiddetta “densità mitocondriale” (vale a dire che sono presenti mitocondri più grossi e più numerosi, tanto che tali corpuscolioccupano una maggior percentuale del volume della fibra); è però importante che in tali organi sia presente anche un’elevata attività degli enzimi che trasformano il lattato in piruvato.

La resistenza è una capacità precocemente sviluppata tanto che a 12 anni circa si raggiunge già il VO2 max per kg di peso corporeo che si avrà in età adulta. In questa fascia d’età appare una forte predisposizione nei riguardi delle attività di movimento che richiedono questa capacità. Le difficoltà che si incontrano , nella proposta applicativa, non sono tanto di tipo biologico quanto metodologico: la disponibilità del giovane a lavori prolungati non è elevata e la motivazione è di breve termine, necessitando di diversi e numerosi punti d’ interesse e forme di attività. Ciò esclude allenamenti basati su esercitazioni lunghe e lente, che sono comunque inutili alla pratica calcistica. Volendo raggiungere il medesimo obiettivo sarà sufficiente prolungare nel tempo attività intermittenti: la durata di esposizione al carico farà diminuire l’intensità dell’esercizio, che pur mantenendo le caratteristiche di variabilità ed adattabilità indirizzerà la qualità del lavoro verso lo sviluppo della capacità aerobica.

 

FONTI:

- appunti di principi di teoria e metodologia ISEF di Padova

- "Calcio l'allenamento atletico giocando con il pallone di E. Arcelli, U. Borino, Edizioni Correre

- "L'allenamento fisico nel calcio" di F. Ferretti, Edizioni Correre

 

Prof. Enzo Bernardi: Diplomato ISEF, Insegnante di Scienze Motorie, Preparatore atletico, Allenatore di Base - UEFA B, Allenatore di calcio a 5 primo livello

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