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Il paradosso dell'assenza del pubblico

29 Luglio 2020

La mancanza del pubblico è una mazzata per lo sport: senza tifosi il calcio perde la sua essenza, a tal punto che più di qualcuno non lo considera neanche più vero e proprio calcio, come ha commentato Gattuso qualche giorno fa.

Eppure, perché c’è sempre un eppure, sembra che qualche squadra abbia beneficiato dell’assenza del pubblico, come se, con i tifosi, anche le paure siano state estromesse dalla stadio. Su tutte, il Milan è quella che ha evidenziato una trasformazione così forte dal periodo pre a quello post lockdown. 

Certamente i rossoneri sono cresciuti sul piano fisico, tecnico e della personalità, anche grazie all’arrivo di Ibrahimovic, e su questo non ci sono dubbi. Ma è curioso vedere come questa metamorfosi si sia sviluppata proprio quando è sparito il pubblico da San Siro, pubblico, quello di fede milanista, che quest’anno non ha quasi mai mancato di sottolineare il proprio disappunto verso i propri beniamini, rei di essere incappati nell’ennesima stagione deludente.

Poi però lo scoppio del virus, il lockdown, la ripresa e la squadra di Pioli che gioca alla grande, è in una condizione invidiabile e non perde più. Un mese e mezzo di fuoco, che ha consolidato il Milan come la miglior squadra di questo minicampionato estivo e che ha portato ad una tanto clamorosa quanto meritata conferma di Pioli, e auf wiedersehen al tedesco Rangnick.

Forse sarà un caso che l’esplosione del Milan sia avvenuta con gli stadi vuoti, ma questo paradosso dell’assenza del pubblico potrebbe aver fatto bene a alcuni giocatori, intimoriti dai tifosi e i loro fischi, e che una volta liberi sono saliti in cattedra. Un esempio? Hakan Calhanoglu, che nelle ultime settimane ha dimostrato finalmente tutto il suo talento. Chissà se i suoi tifosi, quando torneranno sugli spalti, riusciranno a vederlo anche dal vivo…

Senza tifosi, alcune squadre sono migliorate. È un caso o esiste il paradosso dell’assenza del pubblico?
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Andrea Bonso
@abonstweet

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