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Roberto Baggio racconta

26 Luglio 2020

Ho avuto sei operazioni al ginocchio, quattro al destro e due al sinistro.
Erano anni in cui un menisco era una cosa drammatica, ora si fa quasi di
routine. Ho subito interventi molto pesanti, molto invasivi. Ogni volta
precipitavo in un tunnel. Ma non ho mai rinunciato a cercare la luce per
uscirne.
Non potevo prendere gli antinfiammatori perché ero allergico.
Soffrivo come un cane. A mia madre dissi: “Se mi vuoi bene, ammazzami”. 
Era la disperazione di un ragazzo che soffriva e vedeva allontanarsi il
sogno della sua vita, dopo averlo toccato. In due settimane persi dodici
chili. Non mangiavo e piangevo sempre, di ogni tipo di dolore.

Gettare la spugna? Se le dicessi di no sarei un bugiardo. Ci sono stati
momenti bui, molto bui. Ma ogni volta, alla fine, reagivo. Mi dicevo che
dovevo andare fino in fondo. Era un modo per sfidare me stesso. Per
mettermi in discussione. Per dimostrarmi che avevo carattere e che la mia
forza era maggiore della mia sfortuna. E che un sogno valeva più di un
ginocchio.
Oggi invece vedo talenti che passano le loro giornate a fare foto su barche
e posti lussuosi tutto il giorno. Vedo talenti sprecati che arrivano a
guadagnare il loro primo milione, e buonanotte.
Da quel momento non si impegnano più, fanno il minimo indispensabile.

Roberto Baggio tratto dal web

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