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Non ce n'è Pallone d'Oro

22 Luglio 2020

La notizia ha per certi versi del clamoroso: a causa della pandemia, quest’anno non verrà assegnato il Pallone d’Oro. Ad annunciarlo è stata la stessa France Football, la rivista francese che ha inventato questo premio ormai sessantaquattro anni fa.

"Un anno così - scrive France Football - non può e non dovrebbe essere trattato come un anno normale. In caso di dubbio, è meglio astenersi che persistere, perché questo trofeo trasmette valori come esempio, solidarietà e responsabilità, diversi dalla sola eccellenza sportiva. Con l'avvento del coronavirus l'equità della scelta non potrebbe essere preservata, in particolare a livello statistico, oltre che prestazionale, perché tutti gli aspiranti al Pallone d'Oro non avrebbero potuto essere giudicati sullo stesso livello, alcuni perché si son visti interrompere definitivamente la stagione. Quindi come possiamo confrontare l’incomparabile?".

Una scelta molto forte, su cui però non tutti sono d’accordo. È vero che quello a cui stiamo assistendo in queste settimane non è calcio vero e proprio, come ha sottolineato Gattuso, ma allo stesso tempo lo sport non si è fermato e, per questo motivo, si poteva comunque premiare il giocatore più meritevole. Dopotutto, a parte la Ligue 1 (campionato francese come France Football), gli altri quattro campionati top sono continuati e ad agosto si concluderanno anche le coppe europee. Insomma, volendo si sarebbe potuto fare, anche perché mai come quest’anno la vittoria finale era incerta, con Lewandowski tra i favoriti e la sempreverde lotta a due tra Ronaldo e Messi,

"Non volevamo - ha spiegato France Football - inserire un asterisco indelebile nella lista dei premi come 'trofeo vinto in circostanze eccezionali a causa della crisi sanitaria di Covid-19', così abbiamo optato per una piccola assenza a una grande cicatrice. Questa è la prima volta dal 1956 che il Pallone d'oro si prende una pausa. Una scelta che non ci piace, ma che ci sembra responsabile e logica. Proteggere la credibilità e la legittimità di un tale premio significa anche garantire che sia irreprensibile nel tempo. Giudicare solo due mesi (gennaio e febbraio) degli undici generalmente richiesti per farsi un'opinione  sui giocatori è troppo poco. Non sarebbe degno della nostra storia, perché la storia del Pallone d'oro è troppo preziosa per correre il rischio di danneggiarla. In questi tempi frenetici, fare una pausa è un lusso oltre che una necessità inestimabile - conclude la nota della rivista francese -. In attesa che il calcio, nel suo insieme, riacquisti slancio, passione ed emozione”.

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Andrea Bonso

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