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Renica: "Maradona Dio del calcio. Il dilettantismo? Va regolamentato per avere diritti certi"

18 Giugno 2020

Di lui, in campo, si diceva fosse un leader silenzioso e leale. Arrivò a Napoli nel 1985 e visse gli anni più gloriosi della storia partenopea, giocando con il suo grande amico Maradona e vincendo due Scudetti, un Coppa Italia, una Supercoppa italiana e una Coppa Uefa. Oggi, invece, Alessandro Renica si occupa di calcio dilettantistico, una realtà che, secondo lui, "ha bisogno di misure innovative e sostenibili”. Ecco quello che ci ha raccontato.

Prima di tutto, parliamo un po’ della sua carriera, in particolari degli anni a Napoli. Cosa ci racconta di quell’esperienza?
Un’esperienza unica e particolare per tanti motivi. In primis per aver partecipato a tanti successi storici, vivendo delle emozioni splendide insieme ai fantastici tifosi napoletani. La ciliegina sulla torta era giocare con il più grande di tutti i tempi, Diego Armando Maradona.

Ecco, appunto, cosa ci dice di Diego? Com’era nello spogliatoio?
Era una persona che, all’interno dello spogliatoio, stabiliva un collegamento empatico con tutti, dai titolari alle riserve, dai magazzinieri ai dirigenti. Un leader vero per disponibilità, gentilezza, umiltà e affidabilità. È stato il Dio del calcio. 

E invece qual è la sua idea sul Napoli di oggi?
È una squadra che, da quando c’è De Laurentiis, è cresciuta molto. Ovvio che manca un grande titolo, perché se si considera il bilancio il presidente ha ragione, se si guardano alle emozioni, è forse il caso di prendersi qualche rischio in più. La Coppa Italia vinta ieri, però, può rappresentare uno step molto importante.

Dopo la pandemia, il calcio è tornato. Scelta giusta?
No, dopo questo virus non si doveva ripartire. L’industria calcio però doveva produrre business e quindi non possiamo che adeguarci, anche se sinceramente non sono d’accordo.

Invece, guardando al calcio dilettantistico, il coronavirus rischia di diventare una mannaia. È il momento di rilanciare l’intero movimento? Come?
L’emergenza ha e avrà grosse conseguenze negative sul calcio dilettantistico, perché se va in crisi il sistema delle aziende che lo finanziano, è inevitabile che ci sarà un momento drammatico. Mi auguro che vengano attuate delle misure preventive. Oltre a ciò, però, ci sono dei problemi atavici legati ad alcuni calciatori, che sono dei veri e propri professionisti, che non hanno una pensione quando finiranno, non hanno un’assicurazione se si fanno male, non hanno la garanzia di dieci mesi di stipendio se qualche presidente non rispetta i contratti. Insomma, è un mondo che va regolamentato per avere dei diritti certi. Detto questo, c’è da ricordarsi anche delle donne, trattate come, fatemi passare il termine, “esseri inferiori”. Non è assolutamente giusto. Il sistema dovrebbe occuparsi di tutto, con più equità e con manager competenti e seri, che sappiano attuare politiche innovative e sostenibili. Spero che si possa fare un cambio al vertice del calcio con persone completamente diverse, che abbiano un’etica molto importante.

Quindi quale dovrebbe essere il prossimo step?
Bisogna trovare delle soluzioni sostenibili, riequilibrando il sistema calcio in Italia, dove in questo momento la Serie A si mangia tutta la torta e a tutto il resto rimane le bricioline.

Andrea Bonso
@abonstweet

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