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Le regole del campo dei miracoli

13 Giugno 2020

Un grande progetto che ha riscosso enorme successo, il "Calcio Sociale", di fronte al “Serpentone”.

Calciosociale opera da otto anni nei contesti giovanili con numero sempre crescente di utenti, bisognosi oggi come non mai di un punto di riferimento che proponga una valida alternativa a quella mancanza di valori che oggi sembra caratterizzare la nostra società. Le attività comunitarie coinvolgono oltre 500 tesserati di tutte le età con le relative famiglie: uomini e donne, ragazzi e ragazze, giovani con disabilità e ragazzi con problemi di droga o disagio familiare. Ogni iniziativa promossa dal Calciosociale ha uno scopo prettamente pedagogico, di alto spessore qualitativo e dal valore psico-terapeutico, con l’obiettivo di porre l’attenzione sulle capacità, e non sugli handicap presenti nei soggetti considerati difficili.Inoltre l'attività sportiva diventa l'anticamera per la promozione di eventi culturali e “spirituali”, capaci di rimettere in movimento la coscienza collettiva a favore delle emergenze sociali presenti in Italia.

Originali le regole del calcio sociale
Le squadre sono composte da otto persone: uomini, donne, vecchi e bambini, disabili e “problematici”.

Si può giocare tra i 4 e i 90 anni. Il più anziano delle 12 squadre esistenti ha 70 anni. 
In base al risultato di una serie di amichevoli che si giocano prima dell’inizio del campionato, ad ogni giocatore viene assegnato un coefficiente: da 1 a 10. L’1 è il più scarso.

Ogni squadra deve avere un giocatore per ogni coefficiente, in modo che in tutti i gruppi ci siano preparati e principianti.
Ogni giocatore – e questa regola vale soprattutto per i più bravi – non può segnare più di tre gol per partita. Quindi esaurito il suo score, il migliore è sollecitato a spingere i suoi compagni di squadra ad andare in rete. 
I rigori li tira il giocatore con il coefficiente più basso.

In ogni partita, comprese le finali di campionato.

I rigori sono tirati anche da ragazzini disabili.
Ogni cinque minuti c’è la rotazione dei giocatori perché “sono tutti titolari” e in ogni partita si finisce per far giocare tutti gli undici giocatori delle squadre. 
Non ci sono arbitri. Le decisioni arbitrali vengono prese dai due capitani della squadra.

Per ogni squadra, poi, oltre ad un capitano c’è un educatore, quello che dirime i conflitti e scioglie le questioni.

C.S.

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