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Pititu: "I giovani hanno bisogno di esempi e le società devono esserlo"

09 Giugno 2020

Gioele Pititu conosce tutti i segreti del calcio giovanile della Costa Smeralda e, dopo varie esperienze, di cui una anche a Malta, oggi è responsabile tecnico del settore giovanile del Lanusei (in Serie D). In esclusiva a CalcioScout, ci ha raccontato il suo modo di fare calcio e cosa serve ad una società per essere “a misura” di giovani.

Sei partito come allenatore fisico per poi ritrovarti dietro la scrivania. Com'è stato questo salto?
Innanzitutto vi ringrazio per la chiamata, CalcioScout è stato una delle prime piattaforme a cui mi sono iscritto ed è un vero piacere esser intervistato da voi. Sono partito come allenatore fisico e non ho mai abbandonata la mia base di partenza. Il percorso universitario in Scienze Motorie e Sportive ti offre tantissime basi e molti spunti di riflessione da cui costruire un metodo di lavoro personale. La scrivania per un responsabile tecnico di settore giovanile è il cuore del mestiere, iniziando dalla pianificazione e alla progettazione di un programma sino al lavoro sul campo. È stato personalmente un passo naturale, quasi un’esigenza, passare da una visione legata agli aspetti puramente fisici ad una visione globale del gioco, andando ad acquisire conoscenze e competenze dello sport specifico, non solo da un punto di vista tecnico/tattico. Ora sto cercando di studiare ed acquisire altre competenze trasversali e complementari.

Facendo un passo indietro, che cosa significa essere un allenatore o preparatore fisico?
In questo momento sinceramente potrei darti una risposta banale: suddividendo i due compiti per una questione di specificità di ruoli e competenze, ma il mio pensiero ad oggi e che entrambi dovrebbero conoscere il mestiere uno dell'altro per poter interagire al meglio in sede di programmazione ed in sede operativa. Trasparenza e piena fiducia non possono mancare sia in prima squadra ma anche e sopratutto quando si collabora per la crescita psicofisica del giovane calciatore. 

Hai vissuto anche un’esperienza a Malta. Come è nata l’opportunità e cosa ci puoi raccontare di quella stagione?
L'opportunità è nata per caso sui social e mi son ritrovato su un aereo per Bologna con scalo a Malta in poco tempo. È stata una bellissima esperienza in un isola multietnica e piena di storia. La cosa incredibile è che nei dodici campi presenti sull'isola si allenano più o meno 36 squadre, di cui sono pochissime quelle del campionato della Serie A Maltese che lo fanno nel pomeriggio. Tutte le altre squadre si allenano di sera quindi con spazi molto ridotti dove poter svolgere le sedute. In generale, comunque, è stata un’esperienza costruttiva da un punto di vista umano e professionale. 

In pratica conosci tutti i segreti del calcio della Costa Smeralda. Cosa significa fare calcio in quelle zone?
In questo momento storico ovunque è difficile programmare, ancor di più in una situazione di insularità dove si vive di turismo e non certo di sport e dove le competenze specifiche non si reperiscono cosi facilmente come potrebbe succedere in altre regioni. La Gallura negli ultimi anni è riuscita ad esser presente sia nel campionato di Serie C sia in quello di Serie D con tante realtà trainando insieme al Cagliari l'isola nel professionismo. Non guasterebbe un pizzico di lungimiranza in più nei settori giovanili, dove sia per carenze strutturali (campi e vere e proprie club house per accogliere la crescita dei giovani a 360 gradi) sia per una poco chiara visione dei settori giovanili, che dovrebbero esser reinterpretati come agenzie formative di primo ordine e non come obblighi del sistema.

Oggi sei al Lanusei, in Serie D. In cosa consiste il tuo lavoro da responsabile del settore giovanile?
Una nuova realtà ti offre sempre tanti stimoli. Dopo un primo periodo di ambientamento e dopo la presa visione del contesto, mi sono dedicato alla programmazione in base alle risorse umane disponibili. I colleghi formatori e tutto le persone coinvolte sono state eccezionali. Sono abbastanza soddisfatto, sono riuscito ad intervenire in tanti aspetti, dalla gestione dei monitoraggi tecnici e relazionali dei ragazzi con tabelle e indicazioni base ai seminari formativi in vari ambiti per genitori, tecnici e dirigenti, sino alle visite posturali (iniziativa che mi permette di offrire un più ampio servizio). È importante che alla società restino delle tracce del lavoro svolto e non solo il numero dei tesserati presenti. La ricerca di un lavoro qualitativo è sempre stato un punto importante e imprescindibile.

Che impatto ha avuto il coronavirus e il conseguente stop sulle vostre attività. Cosa ti aspetti dal futuro?
Non vivendo nelle zone limitrofe di Lanusei ma dall'altra parte dell'isola e quindi essendomi trasferito appositamente per ricoprire il ruolo di responsabile tecnico settore giovanile è stato un po' improvviso ed inaspettato il tutto. Ho dovuto lasciare immediatamente i ragazzi e tutto l’ambiente, oltretutto avevo appena iniziato un progetto insieme alla società all'interno delle scuole di primo grado. Siamo rimasti in contatto con i genitori e le categorie con qualche iniziativa simpatica per poter coinvolgere i ragazzi, comunque ora la stagione è chiaramente finita, si vedrà in un prossimo futuro quali saranno le evoluzioni. 

I giovani in Italia fanno ancora un po’ fatica. Qual è la tua filosofia in questo senso? Cosa deve fare un bravo responsabile di un settore giovanile per dare ai giovani la possibilità di emergere?
La domanda è complessa, abbraccia un infinità di settori. L'aspetto sociale, le abitudini e i simboli identitari stanno cambiando. La grande sfida di chi prova e tenta di fare questo mestiere è riuscire ad arrivare nelle società ed incentivarle ad una comunicazione efficiente e chiara sul metodo da utilizzare per poter contribuire ad una consapevolezza unitaria e al porsi obiettivi a medio e lungo termine senza vivere alla giornata. È determinante tanta informazione e formazione per tutte le figure che ruotano intorno alle società, innescando una continuità nella programmazione e cercando di capire quali sono le risorse umane per poter strutturare al meglio il settore giovanile. I giovani hanno bisogno di esempi, allora le società sportive oggi non possono non esser un esempio veritiero, serio e qualificato per poter dare qualità al servizio, per poter dare la giusta importanza che lo sport e il calcio in questo caso meritano. Sono importanti sia gli aspetti legati alla crescita umana ma anche alla crescita sportiva per incentivare il giovane ad abituarsi sino alla maggiore età alle avversità e alla resilienza in senso generale. E chissà magari accompagnandolo in quello che potrebbe diventare un vero e proprio mestiere, all'insegna del divertimento. 

Secondo te, il calcio italiano, da questo punto di vista, può e deve fare qualcosa in più? Cosa faresti tu?
Io utilizzerei la parola “inclusione”, che dovrebbe essere trainante per non lasciare nessuno indietro coinvolgendo tutto il sistema. Dobbiamo dedicare più tempo e risorse al settore giovanile perché deve diventare un forte sostegno per scuola e famiglia, abbiamo bisogno di attuare un cambiamento radicale, la federazione dovrebbe maggiormente formare figure dirigenziali e/o avvalersi di figure professionali con competenze manageriali per costruire una metodologia che aiuti le società con l’obbiettivo di arrivare ad una migliore sostenibilità. Da un punto di vista tecnico inizierei ad intravedere e visionare i tecnici/formatori adatti ad ogni categoria e, quindi, inserire nello staff quelle figure che hanno una visione globale “Open Mind” come si dice. Oggi formarsi è indispensabile ed e anche indispensabile che ogni formatore trovi una collocazione nelle categorie dove può esprimersi meglio. Il tecnico bravo di settore giovanile deve necessariamente avere le idee chiare senza perdere il senso del suo percorso. Scegliere il settore giovanile è una missione, lavorare nelle prime squadre è un altra cosa. Più passa il tempo e più questo sta diventando un vero e proprio mestiere dove la passione non basta, le competenze pedagogiche e tecniche in questo periodo storico sono ancora più importanti rispetto al passato. Il formatore oggi è fondamentale nel settore giovanile. 

Andrea Bonso
@abonstweet

 

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