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Amedeo Cassia: "Il calcio femminile merita il professionismo"

04 Giugno 2020

In esclusiva per CalcioScout, Amedeo Cassia, ex allenatore del Tavagnacco, condivide le sue riflessioni sul momento che sta vivendo il calcio femminile italiano.

Come sta il calcio femminile?
Per adesso continuo ad osservare che, nonostante i tanti buoni propositi delle istituzioni, il calcio femminile rimane ancora piuttosto marginale, se non addirittura un oggetto di discriminazione, basti pensare alla mancanza delriconoscimento di professionismo. Sulla carta le giocatrici sono tutte dilettanti, anche se agiscono a tutti gli effetti da professioniste e soprattutto non hanno i riconoscimenti né le tutele del professionismo. Purtroppo, oltre alle disparità di trattamento, il calcio femminile continua ad essere visto come uno sport minore. Per me quindi l’equilibratore sociale in questo momento dovrebbe essere la FIGC e le prossime saranno ore decisive per capire il futuro del calcio femminile. Negli ultimi giorni si è ritornato a parlare di professionismo per cui vedremo se il Ministro dello sport Spadafora riuscirà a far fare alle società quel salto di qualità tanto auspicato dallo stesso movimento, anche perché sembra che sia uno dei temi principali della legge delega sullo sport. Me lo auguro veramente, rimango quindi alla finestra ad osservare quello che accadrà prossimamente.

Secondo lei, riuscirà a ripartire la stagione o può dirsi conclusa? 
Il calcio femminile avrebbe più da perdere che da guadagnare se la stagione venisse sospesa. Come ho detto precedentemente, vedremo come si comporterà la nostra federazione, anche se sicuramente la salute viene prima di tutto, ma sei giornate di campionato più Coppa Italia, non sembrano così difficili da riprogrammare. Mi auguro solamente che il campionato non si insabbi in una serie di problemi burocratici, come scadenze di contratti e permessi di soggiorno annuali, dal momento che la data per riprendere a giocare dovrebbe essere luglio mentre l’attività agonistica termina il 30 giugno. Comunque il calcio femminile deve ripartire assolutamente, altrimenti tutto quello che è stato fatto fino ad ora non sarebbe servito a nulla

Può farci una previsione su come e se cambierà il calcio femminile, alla luce della situazione attuale?
Più che una previsione, mi auguro che, nonostante la crisi economica venutasi a creare in questa situazione di emergenza Covid-19, si trovi una soluzione per sostenere il movimento calcistico italiano, come è già avvenuto in altre federazioni straniere, dove dei colossi commerciali (sponsor), hanno deciso di non fare mancare il loro supporto a favore del calcio femminile. Sicuramente la prossima annata calcistica sarà una annata difficile per il calcio femminile da questo punto di vista, soprattutto per quelle società non affiliate a club professionistici maschili che saranno esposte al rischio di perdere entrate finanziarie, in quanto molti sponsor potrebbero rivedere i propri accordi commerciali.

Prima dell’esplosione della pandemia, si era comunque intrapreso una strada giusta, no?
Sicuramente, il calcio femminile stava diventando un palcoscenico importante soprattutto a livello mediatico, basti osservare lo spazio dedicato dalle reti tv come Sky e Rai, che riservavano settimanalmente uno spazio importante a questo sport.

Cosa manca al calcio femminile?
Quello che manca è il professionismo, sicuramente si sono fatti passi da gigante, ma il traguardo non è stato ancora raggiunto. A tal riguardo “un emendamento” è già stato approvato da parte della Commissione Bilancio al Senato che agevola società e federazioni per favorire il passaggio al calcio professionistico. Ecco quindi che la “palla”, a questo punto, passa direttamente nelle mani della Federazione, che dovrà attivarsi fortemente, per far sì, che questo passaggio possa avvenire. Avverrà tutto questo? Chissà!

Il calcio femminile merita il professionismo? È utopia in Italia? 
Assolutamente si, molti sacrifici sono stati fatti da parte di tutti e credo che un ruolo importante lo reciteranno le squadre professionistiche maschili della Serie A che, per varie motivazioni, credo riusciranno, non lo so quando, a far raggiungere il professionismo al calcio femminile. Una motivazione per queste squadre professionistiche ad entrare nel femminile è sicuramente stato il mondiale in Francia, che ha portato appassionati, spettatori e seguito; per cui dove c’è seguito c’è marketing. Un’altra motivazione, come già avviene da anni in Europa, per la quale i club hanno la necessità di una squadra femminile è il fair play finanziario e tutto ciò che comporta. 

Se lei fosse a capo del movimento, quale sarebbe la prima cosa che farebbe per ripartire? È stato approvato un decreto da parte del Ministro dell’economia Gualtieri che prevede il sostegno a fondo perduto di diversi milioni a favore di tutte le associazioni sportive dilettantistiche, presenti anche nel mondo del calcio. Dal momento che di queste fanno parte anche le squadre di serie A femminile, cercherei di aiutare quest’ultime, nel far fronte ai costi per la messa in sicurezza delle proprie strutture e a tutto ciò che prevede il protocollo sanitario.

Alcuni sostengono che per rendere il calcio femminile più appetibile, servirebbero regole diverse, come ad esempio campi e porte più piccoli. Lei cosa ne pensa? 

Per rendere il calcio femminile più appetibile mi piacerebbe aumentare a 16 il numero delle squadre partecipanti al campionato di serie A e darei la possibilità di partecipare alla Champions oltre alla prima e seconda classificata ad una terza squadra vincente un girone di play off a quattro squadre. Per coloro che credono che siano necessarie altre misurazioni per giocare nel femminile, rispondo che già questo lo trovo discriminatorio. 

La vedremo presto su un’altra panchina?
Bella domanda… L’anno scorso non ho allenato per un contrattempo fisico e problematiche di tesseramento che mi hanno fatto desistere per una panchina in Spagna. Quest’anno ho avuto una proposta da una squadra francese della prima divisione solamente che per allenare nella massima serie o Serie B del calcio femminile è necessario, come ho detto all’inizio, il tesseramento UEFA A per cui dal momento che a causa del Covid-19 in Federazione è tutto fermo per poter inviare una domanda di partecipazione al corso di Coverciano. Ho chiesto alla società francese se fosse possibile ottenere una deroga dalla loro Federazione, ma ritengo che sarà molto difficile che ciò possa avvenire. Per cui attendendo una risposta da quella società, non sono in grado di dire quello che farò nella prossima annata calcistica. 

Andrea Bonso
@abonstweer

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