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Calcio&Etica nell’attività di base

05 Maggio 2020

Sono Emanuele Tavernari, un allenatore con licenza UEFA B e istruttore CONI-FIGC  che da venticinque anni esercita attivamente la passione del calcio,  prima come giocatore dilettante e da sette come allenatore nell’attività di base. L’attenzione che ho durante questa attività (e non solo)  è quella di associare alla tecnica calcistica anche l’etica, ovvero l’insieme di norme morali e di comportamento che un individuo o un gruppo di individui segue nelle proprie azione. In questo senso, ritengo che l’allenatore di bambini e adolescenti abbia una responsabilità immensa.

La mia passione mi porta a stare tre o quattro volte a settimana e per almeno tre ore con bambini, adolescenti e genitori. Il tempo trascorso con questi ultimi lo ritengo necessario per tessere quel rapporto di conoscenza e fiducia e scoprire a volte aspetti molto interessanti dei loro figli e continuare quel processo educativo già intrapreso dalle loro famiglie. 

Ho sempre ritenuto che allenare sia una vocazione e sto scoprendo la sua bellezza stando a stretto contatto con i bambini, sentire i loro sfoghi della scuola, i loro piccoli drammi e scoperte della vita, lontani dai genitori in un ambiente in cui si sentono più grandi. È edificante, ad esempio, sentire le loro tattiche per eludere gli avversari e i loro commenti a bordo campo o nello spogliatoio. 

Lo spogliatoio, la loro casa, il loro fortino dove nessuno può entrare tranne l’allenatore. Siamo importanti per loro. Più di una volta sono stato imitato nel modo in cui indossavo i calzettoni sopra i pantaloni della tuta, il taglio dei capelli e via dicendo: diventiamo un punto di riferimento nella loro vita e loro si impegnano a guadagnarsi la nostra fiducia. Di rimando anche noi allenatori abbiamo la responsabilità di guadagnarci la loro fiducia che in questi tempi latita nel mondo degli adulti. 

Non è nella mia intenzione sostituirmi alle famiglie anche perché non sarei in grado di farlo, ma cerco di creare una certa sintonia ed è per questo che la figura dell’allenatore è importante, con il suo comportamento, coerenza e esempio per il suo gruppo. Tutto ciò è linfa per i nostri bambini. È fondamentale che quando impartiamo delle regole dobbiamo portarle avanti con costanza, perché quelle regole e la loro applicazione saranno di tutela ai nostri bambini, futuro della società. Ritengo che l’obiettivo più importante di un allenatore sia che alla fine di un percorso i bambini si ricordino di lui, non solo per qualche vittoria, ma soprattutto per colui che è riuscito a creare un divertimento puro. Altro obiettivo che dovremmo darci è quello di far emergere le loro virtù da sviluppare poi all’interno delle loro famiglie, con i loro amici e quando cresceranno.

Durante il lavoro di allenatore spesso ci si ricorda solo dei bambini bravi, ma a mio avviso dobbiamo tenere conto che esistono altri che arrivano al campo perché sono amici dell’amico, altri a cui il calcio non interessa neanche, ma che comunque fanno squadra. 

La squadra diventa la realtà in cui noi con la nostra etica potremmo ottenere risultati che vanno ben oltre la gioia di un goal in più degli avversari, anche la parola “avversari” la sto sostituendo con “amici” oppure “quei bambini che grazie a loro noi ci confrontiamo e cerchiamo di divertirci”.

Ricordiamoci sempre che solo uno su trentamila riuscirà ad essere professionista in serie A, a me piace pensare agli altri 29999 che svolgeranno nella vita altri lavori e non avranno questo privilegio. Quindi abbiamo il dovere di credere nelle doti tecniche e morali di tutti i nostri bambini, di insegnare a far parte attivamente di un gruppo in cui ognuno mette a disposizione e perfeziona le proprie qualità.

Girando per i campi e confrontandomi con altri allenatori/istruttori, noto che spesso nell'attività di base si insiste a creare situazioni da palla inattiva già a dieci anni e magari con quelli più dotati e più forti fisicamente. Lo considero uno scempio… Non creiamo noi divisioni e discriminazioni.  non si facciano gruppi A e gruppi B, piuttosto cerchiamo di unire i bambini, che il più bravo impari a giocare con quello meno bravo in modo che il primo impari la pazienza e l’altro magari potrà  crescere perché si sentirà importante e al centro di un progetto. Siamo noi che con l’etica nello svolgere la seduta, negli esempi che diamo, nella coerenza che teniamo, possiamo rendere lo sport un momento educativo. Incoraggiamo i nostri bambini a sprigionare la loro fantasia in campo senza patemi e vincoli di goal, rendiamo divertente e semplice come una volta lo sport più bello del mondo.

Emanuele Tavernari  
Mantova 1911
emanueletavernari@hotmail.it

 

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