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Soncin: "Il calcio è cambiato. L'attaccante moderno? Ecco cosa deve fare"

03 Aprile 2020

Ad “Un calcio alla quarantena”, sul profilo Instagram di CalcioScout, abbiamo avuto ospite Andrea Soncin, ex attaccante, tra le altre di Ascoli, Atalanta e Padova, e oggi allenatore dell’U17 del Venezia. Ecco alcune delle sue risposte, in cui ha offerto spunti davvero interessanti.

Ciao Andrea! Quanto è cambiato il calcio negli anni?
È cambiato tantissimo da quando ero giovane, ma anche da quando ho smesso io, pochi anni fa. C’è stata un’evoluzione dal punto di vista metodologico e, in questo senso, forse gli ultimi risultati negativi della Nazionale hanno spinto il sistema ad evolvere, facendosi ispirare anche dall’estero.

Come cerchi di rimanere aggiornato?
L’aspetto principale è sicuramente il confronto. Grazie a questo, infatti, ricevo molti spunti su cui ragionare e, di conseguenza, migliorare. Poi ovvio c’è il resto, ma prima di tutto direi il confronto con i colleghi.

Qual è la caratteristica dell’attaccante moderno?
Visto l’evoluzione del gioco, l’attaccante moderno è quello che sa riconoscere gli spazi e i tempi di inserimento, ovvero quando è giusto giocare in funzione della squadra o quando deve attaccare e riempire l’area di rigore. Oggi l’attaccante deve giocare a tutto campo, con la squadra e per la squadra.

Come si allena l’attaccante moderno?
È un lavoro integrato, per aiutare l’attaccante ad entrare in relazione con la squadra. Ho attraversato varie fasi metodologiche, dal tutto analitico all’uno vs uno: deve essere un allenamento situazionale, al quale vanno aggiunte parte analitiche.

Hai un modulo prediletto o ti adatti ai giocatori che hai a disposizione?
Siamo in età formativa ed è giusto che i calciatori acquisiscano tante informazioni. Ho le mie idee, ma in questo momento non ho un modulo base.

Quanto è importante il lavoro sui tiri in porta?
È un po’ la battaglia dell’ultimo periodo, tra analitico e situazionale. Per velocizzare il processo di crescita del ragazzo, metterlo all’interno di una situazione di gioco (contro un avversario) la facilita nelle scelte. Ovviamente per un perfezionamento tecnico è molto importante la ripetitività del gesto, che, in mancanza di tempo, si può fare anche solo con gli attaccanti a fine sessione.

Utilizzi giochi di posizione? Sono utili nella formazione del giocatore pensante?
A Venezia abbiamo una metodologia condivisa che parte dalle relazioni. Il gioco di posizioni fa parte del nostro protocollo di allenamento, i ragazzi sono molto stimolati nella fase di possesso, mentre nella fase di non possesso lavorano molto su linee di intercetto, che è quello che cerchiamo nelle situazioni di partite reali. E, inoltre, si va a curare la tecnica nella situazione, perché il giocatore libero deve essere messo giusto con il corpo, ben orientato, stoppare bene il pallone, ecc.

Quanto è importante il gruppo?
Il gruppo è molto importante, può essere una guida per il giovane. Per quanto riguarda l’allenatore, anche questo è un percorso che inizia dalle primissime volte in cui ti trovi con la squadra. A me piace creare un rapporto diretto con i ragazzi, parlare in faccia per spiegare le varie cose. Aver giocato mi facilita, perché magari so come si sentono nei diversi momenti, che siano positivi o negativi. 

Cosa ti colpisce quando vedi per la prima volta un giovane calciatore?
Sicuramente l’attitudine nell’approccio alla situazione e la ricerca del pallone. Questo ti fa capire a livello cognitivo quanto può essere evoluto il ragazzo.

Che cosa dici ai tuoi difensori per non farli cadere nei movimenti dell’attaccante?
L’abilità del difensore è quella di essere messo bene con il corpo, per vedere sia la palla che l’attaccante. Deve essere bravo a non stare troppo sull’anticipo, perché scoprirebbe la profondità, e avere un contatto visivo e fisico con l’avversario.

A proposito di difensori, qual è il più tosto che hai affrontato?
Ne ho affrontati tanti tra Serie A e B… Ti posso citare Nesta o Stam, il primo in particolare, quando l’ho incontrato, era proprio un muro.

Andrea Bonso
@andrebonso

 

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