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Sogni Infranti: Pavel Nedved & Gaizka Mendieta

14 Gennaio 2020

Quando sei giovane, molto giovane, associ la tua squadra del cuore, la tua idea di tifo a un determinato eroe. Un calciatore di cui si parli, che faccia anche molti goal o giocate da funambolo. Lo idealizzi come il più forte della squadra, del campionato, semplicemente il migliore.

Era il 2001 e il mercato estivo era stato scosso da trattative incredibili, quasi impensabili, eppure Zinedine Zidane salutava la Juventus per andare a Madrid, sponda Real, per una cifra record (per l’epoca): 150 miliardi di lire. I bianconeri, orfani del loro fantasista, si cautelano con gli arrivi di: Buffon, Thuram e Nedved. Soprattutto a quest’ultimo fu chiesto di raccogliere l’eredità lasciata dal francese. Inoltre vennero sacrificati dalla squadra di Torino anche Van Der Sar e Filippo Inzaghi. Quello, per la Vecchia Signora, fu un anno di ricostruzione: dopo gli insuccessi sotto la guida tecnica di Carlo Ancelotti, tornerà Marcello Lippi. Ultimo allenatore a portare la Champions League con a Torino.

Ma se la Juventus ricostruisce la propria squadra, le sue rivali non sono da meno. La Lazio di Cragnotti perde uno dei suoi migliori calciatori di sempre, proprio Pavel Nedved. Arrivato a Roma dopo l’Europeo del 1996, il calciatore ceco conquista la fiducia degli allenatori e dei tifosi a suon di prestazioni convincenti. Nella sua carriera arriverà a vincere anche il pallone d’oro. Proprio la sua cessione fu accolta in malo modo dai tifosi biancocelesti, contestazioni furiose, sit-in sotto l’abitazione del presidente laziale, scritte minacciose, questa cessione fu vissuta come un tradimento dalla totalità dei supporters della squadra romana. Con il senno di poi, è facile scriverlo ora, quello fu solamente il preludio alla smobilitazione in casa Lazio. Sogni e campioni sfumarono in un’estate indimenticabile per i biancocelesti.

Negli anni la cessione di Nedved alla Juventus si è arricchita di particolari di colore, gossip, che ancora oggi suscitano interesse. Il calciatore non voleva lasciare Roma e la Lazio, fu convinto da un giro in elicottero per i cieli di Torino. Raiola, il suo procuratore, più volte ha raccontato in varie interviste quello che accadde con la Juventus, la Lazio, Moggi e Cragnotti.

In quei giorni se i tifosi bianconeri accoglievano Pavel Nedved a braccia aperte, quelli biancocelesti, invece, invocavano un solo nome: Gaizka Mendieta. Centrocampista basco, dal biondo caschetto, di proprietà del Valencia. Nominato miglior giocatore dell’ultima Champions League, sogno proibito di molte società calcistiche di tutta Europa, oggi scriveremo e parleremo di un top player, in grado di far fare il salto di qualità alla squadra con cui giocava. A inizio millennio i Blanquinegres venivano considerati una fucina di campioni, raggiunsero per due volte, tra il 1999 e il 2001, la finale di Champions League, senza mai vincerla.

Mendieta arrivò alla Lazio al termine di una lunga trattativa, soprattutto per la smisurata voglia dei tifosi laziali: vederlo giocare con la propria maglia era, la degna risposta alla cessione di uno dei propri idoli. Pagato 47 milioni di euro, all’epoca 90 miliardi, tradì, però, le aspettative. Scese in campo soltanto 20 volte, senza segnare né, tantomeno, riuscì a lasciare il segno. Negli anni seguenti girovagò in prestito per l’Europa: Barcellona e Middlesbrough. Oggi Gaizka fa il dj nei locali inglesi. Chissà che ricordi ha della sua esperienza a Roma. Chissà cosa pensa dei sogni infranti con quella stagione. La Lazio, comunque si qualificherà per la massima competizione Europea, la Champions League, attraverso i preliminari contro il Copenaghen; venendo sconfitta 2a1 in Danimarca, riuscirà a ribaltare il risultato 4 a 1 piegando i danesi a Roma.

Nel mio immaginario di tifoso vorrei chiedere a Mendieta che cosa accadde quell’anno, perché ci fu quell’involuzione. Cosa si prova a essere uno dei migliori giocatori del pianeta, o presunto tale, per poi finire ad essere l’oggetto misterioso di turno, che viene spedito in giro a cercare una nuova possibilità. Una chance di rivalsa o quella rivincita sul destino o su chi non ha creduto nelle sue capacità. Gaizka Mendieta era un “bidone” o semplicemente a Roma non fu capito?

 

Astio Ciarlatani

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