Sei un dilettante o un professionista del mondo del calcio?

Registrati gratuitamente nel nuovo social network dedicato ai protagonisti del calcio e connettiti con compagni, allenatori, dirigenti, tecnici e preparatori atletici, contattali e scopri nuovi talenti grazie alla funzione di Scouting, segui i loro aggiornamenti e quelli delle tue società preferite.

Amministra gratuitamente le informazioni e news della tua società, rilascia comunicati e condividi foto e video.

Iscriviti ora

A tutto Pierantonio Del Turco: "Adesso parlo io!" (2ª pt)

31 Luglio 2018

In esclusiva a CalcioScout, Pierantonio Del Turco racconta i suoi anni a Noale, anni sicuramente impegnativi ma anche pieni di soddisfazioni. In società è rimasto fino allo scorso marzo, quando, a causa dei rapporti sempre più contrastanti con il Presidente della Calvi, ha dato le dimissioni, come ci ha raccontato nella prima parte di intervista pubblicata qualche giorno fa.

Come e perché è entrato a far parte della Calvi Noale? Prima di entrare a far parte della dirigenza della Calvi Noale, non avevo grande esperienza nel mondo del calcio, né da giocatore né da dirigente avendo praticato altri sport. Sono sempre stato un tifoso appassionato, ma nulla più. Come mai proprio a Noale? Perché a Noale ho abitato per dieci anni e, frequentando un ristorante del centro, ho avuto modo di conoscere il Presidente Marco Del Bianco, con il quale è nata una certa intesa e amicizia che all’epoca ritenevo disinteressata. Era il 2011, lui da poco aveva rilevato la società assumendo ovviamente la carica di Presidente della Calvi (che militava in Seconda Categoria) e stava cercando di ricostruire un ambiente e una reputazione a livello regionale di un certo rilievo, perché la squadra usciva da alcuni anni deludenti, che avevano anche impoverito il settore giovanile. Del Bianco mi chiese quindi, ritenendomi un manager capace con indiscutibile empatia e spirito d’iniziativa, di entrare nel team, non solo come Vice Presidente e come sponsor, ma anche con un ruolo operativo legato alla riorganizzazione logistica. Iniziai ad occuparmi come prima cosa dell’infermeria e, d’accordo con il Presidente, acquistai una serie di strumentazione per il recupero da infortuni, tra i quali una Tecar di ultima generazione, strumenti per magnetoterapia, defibrillatori e altri tools per curare al meglio, e “in casa”, i calciatori della Prima Squadra e del Settore Giovanile. Successivamente mi sono occupato di riorganizzare e cercare di migliorare tutto quello che riguardava la logistica: i campi, le attrezzature e tutto ciò che poteva servire, per dare alla Prima Squadra e al Settore Giovanile il necessario per svolgere al meglio l’attività sportiva. Il mio ruolo prevedeva inoltre la relazioni con gli sponsor, i tifosi e la città. Con il tempo, ho iniziato ad appassionarmi ai colori bianco azzurri, da vero tifoso, senza prevaricare su nessuno, rispettando i miei ruoli e compiti, portando sano entusiasmo e totale disponibilità (anche economica!). L’ambiente era sano, familiare, composto da poche persone, volenterose e volontarie. È stato così che successivamente sono diventato socio della F.C. Calvi Noale srl, nonché membro del C.d.A., senza però alcun incarico tecnico in Prima Squadra, almeno nella prima fase. Questo, però, non mi ha impedito di costruire fin da subito un bel rapporto con i giocatori, i tecnici e lo staff. Ad oggi ho ancora rapporti e contatti con molti dei calciatori e tecnici che ho avuto a Noale.

Ci racconti in breve questi sette anni. Quando arrivai, nel 2011, la Calvi era in Seconda Categoria. Fu un anno di transizione, step by step cercavamo di crescere, migliorare e salire di categoria, con l’obiettivo di raggiunger per la prima volta nella storia calcistica di Noale la Serie D. Non è stato facile, soprattutto per la mancanza di sponsor “locali” utili ,anzi, indispensabili per raggiungere gli obiettivi prefissati, nonostante il prezioso contributo e sostegno delle varie amministrazioni comunali succedute negli anni, che ringrazio sinceramente.

Ovviamente, grazie ai risultati e alla continua ricerca di sponsor, alcuni di questi, seppur minori, sono arrivati nel corso delle stagioni, ma sono sempre state le aziende del Presidente e del sottoscritto a coprire la maggior parte dei costi e investimenti necessari a dare continuità all’attività sportiva. Nel 2012 comprammo il titolo di Prima Categoria, campionato che vincemmo centrando la Promozione. L’anno seguente conquistammo la Coppa Veneto che ci proiettò in Eccellenza. Nel 2015 il trionfo che ci portò, per la prima volta nella storia, in Serie D, dove siamo rimasti fino a quest’ultima stagione, terminata con la retrocessione. Voglio inoltre evidenziare, con immenso orgoglio, la vittoria di tre Coppe Disciplina, un risultato per me molto importante e del quale vado molto fiero. Ho sempre voluto infatti che i calciatori avessero rispetto delle regole e delle persone, a partire dal direttore di gara sino ai tifosi e calciatori avversari.

Qual è stato il ricordo più bello dei tuoi anni a Noale? Il ricordo più bello è stata la vittoria della Coppa Veneto Promozione contro l’Arzignano Chiampo. Giocammo in notturna e, in rimonta, vincemmo quella che si può considerare una delle partite più emozionanti e importanti della storia della Calvi. Per me fu una grandissima emozione, ancor più della vittoria del campionato dell’Eccellenza (con 15 punti sulla seconda Squadra in classifica), sebbene anche quello fu un risultato storico e felice.

Ha dei rimpianti? Non ho grandi rimpianti sui miei anni a Noale. Sono solo un po’ “arrabbiato” con me stesso perché, sebbene avessi già preso la mia decisione, non lasciai il mio ruolo alla fine della stagione 2016/17, una stagione emozionantissima che ci aveva portato ad una salvezza insperata, fortemente voluta (contro tutto e tutti che ci davano per retrocessi alla fine del girone d’andata) e frutto di un gruppo unito, con ragazzi e calciatori eccezionali, senza invidie e prevaricazioni. Al termine di quell’anno, infatti, la mia passione non era più quella di prima, a causa di alcuni problemi e atteggiamenti personali da parte del Presidente nei miei confronti, un Presidente tra l’altro totalmente assente in quella fantastica rimonta. Purtroppo, nonostante la mia volontà fosse chiara, mi sono fatto convincere a continuare, in un ambiente nel quale però non potevo e non dovevo più stare. Con il senno di poi, quindi, l’unica cosa che avrei dovuto fare era lasciare lo scorso anno.

Vuole aggiungere qualcos’altro su questi sette anni? In questi sette anni ho conosciuto tante persone, partendo dagli avversari e finendo con tutti i volontari che hanno dato una grossa mano alla società con la loro professionalità. Tutti quanti mi hanno lasciato un ricordo, da qualcuno ho anche imparato molto (nel bene e nel male), ma non faccio nomi perché sicuramente mi dimenticherei di qualcuno. Per quanto riguarda staff e calciatori, invece, posso sbilanciarmi. Avrò sempre un ottimo ricordo di mister Susic e del suo secondo Franco, capaci di portare notevoli cambiamenti a livello di mentalità e professionalità all’interno dell’ambiente, del DS Corrado Del Bianco con il quale ho lavorato a stretto contatto, soprattutto nell’ultimo anno (essendo io stato “promosso” Responsabile dell’area tecnica Prima Squadra dal Presidente), che come ho già detto è stato molto deludente soprattutto dal lato umano. Non è certo un caso che anche lui, come me e come altre persone dello staff, abbia lasciato al Società al termine del campionato. Un’altra gran persona, con la quale ho condiviso bei momenti, è sicuramente mister Soncin, un uomo tutto d’un pezzo che si è sempre preso le sue responsabilità. I giocatori da ricordare, ai quali sono affezionato, sono troppi, ma uno lo devo nominare: la “Roccia” Maurizio Coletto, che alla Calvi ha dato tantissimo, addirittura una gamba, che gli è costata la carriera. È sempre stato un grande!

Oltre all’aspetto umano ed emotivo, sono stati sette anni che comunque hanno richiesto anche importanti investimenti economici. Personalmente non mi sono mai occupato di stipendi, ingressi, bilancio e cose del genere, infatti tale responsabilità era “esclusiva” del Presidente, che ho sempre rispettato. I costi sostenuti per le sponsorizzazioni, comunque, è stato molto impegnativo e importante per le mie aziende, nonostante non abbiano raggiunto una certa visibilità a livello provinciale e regionale. Una cosa, però, la vorrei dire: il calcio costa troppi soldi. Non è possibile che già a questi livelli dilettantistici siano richiesti ogni anno centinaia di migliaia di euro per “sopravvivere”, cioè affrontare un campionato dilettantistico! Continuando in questa direzione si ammazza questo sport e i continui fallimenti e/o fusioni, cessioni di categoria e via dicendo lo dimostrano ampiamente. Aggiungo, poi, che anche i genitori sono una delle componenti che hanno portato alla crisi del calcio italiano. Mi farò nuovi nemici con questa dichiarazione, ma alcuni genitori rovinano i propri ragazzi. Ritornando al discorso economico, a Noale, purtroppo, non c’è assolutamente uno spirito collaborativo della città e di orgoglio legato al calcio: basta guardare le tribune, quasi mai piene. Per il bene di Noale e della Calvi, mi auguro che arrivi qualche Imprenditore o industriale serio che dia un importante sostegno economico e qualche volontario in più, per dare continuità a tutte le cose buone fatte negli ultimi anni, frutto di tanti sacrifici e di tantissima passione.

Andrea Bonso
@abonstweet

 

 

Cerca nel blog

Ti potrebbe interessare:

Promuovi la tua attività su CalcioScout

Dal blog di CalcioScout