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La gestione del giovane calciatore di talento (quarta e ultima parte)

19 Febbraio 2014

Dopo 3 articoli dedicati all'argomento ricavati dalla mia Tesi di Laurea sul “sostegno del giovane calciatore di talento”, ben sapendo che nemmeno pubblicandola tutta si potrebbe esaurire l'argomento assai vasto e complesso, ho deciso di pubblicare le conclusioni, con lo scopo che non siano l'atto finale dell'argomento, bensì un punto di partenza.

Ecco così ho concluso il mio elaborato (nel 2008) dedicato al giocatore di talento:"Non dimenticando che individuazione e selezione devono essere trattate congiuntamente al sostegno del talento, è possibile affermare che ad oggi la ricerca non è ancora arrivata a determinare un'unica valida strategia. La questione presenta ancora aspetti che non posseggono quel rigore scientifico tale da mettere tutti d’accordo.

Ma il problema sta proprio nel voler dare rigore scientifico. Come possiamo individuare dei dati oggettivi che ci permettano di classificare l’intelligenza calcistica, l’intuito, la fantasia? Certamente più aumentano le conoscenze in ogni ambito di sapere, più si potranno avere dei dati che aiutino a riconoscere con maggior precisione determinate caratteristiche. Ma sono talmente tante le variabili che contribuiscono a far diventare un talento in un atleta di alto livello che in ogni caso non si sarà mai immuni dal commettere errori di valutazione anche grossolani. È quindi necessario capire fin dall’inizio che qualsiasi metodologia impostata al sostegno sarà vanificata se in partenza avremo commesso l’errore di considerare talento, chi in realtà talento non è.

Ad ogni modo tralasciando le problematiche relative all’individuazione, anche nel sostegno del talento vengono applicate tipologie operative differenti. Tuttavia vi sono degli aspetti che trovano concordi sia la teoria che quanto fatto dai diversi club. Tutti considerano la specializzazione precoce come un ostacolo alla crescita del giovane talento, così come tutti ritengono che dai 12 anni debba iniziare una specializzazione finalizzata all’addestramento tecnico e tutti sostengono che la ripetitività del gesto sia la strada che fornisce maggiori garanzie.

Man mano che i talenti crescono, è necessario far sviluppare in loro un senso di appartenenza al club, uno spirito di emulazione nei confronti di chi ha già fatto parte del club ed è arrivato a giocare ad alto livello, per tenere alta la motivazione, considerata una delle componenti fondamentali per potersi difendere dalle problematiche chi via via si incontrano lungo il cammino. Negli ultimi anni che precedono l’accesso al calcio di alto livello, la componente psicologica riveste una importanza fondamentale e per questo tutti ritengono necessario sostenere il giovane sotto questo aspetto.

Da non trascurare il fatto che ogni club rappresenta una realtà culturale e geografica e ciò incide sul modo di lavorare e sugli obiettivi che una società si prefigge. Il minimo comune denominatore di tutti i club analizzati sembra essere basato sul fatto di riuscire, attuando metodologie di lavoro che si rivolgono ad un gruppo squadra, a far sviluppare sempre più il singolo giocatore. Infatti, se negli sport individuali una volta selezionato il talento il percorso si programma unicamente sulle abilità del singolo, nel gioco del calcio, trattandosi di un gioco di squadra, le qualità che permettono ad un talento di definirsi tale sono le più svariate.

A questo modo di operare si contrappongono i Centres di Formation federali francesi che nella fascia di età che va dai 12 ai 15 anni, addirittura NON utilizzano il sistema delle gare (campionati giovanili) come mezzo per la crescita dei giovani calciatori di talento. Il lavoro svolto con i ragazzi si concentra sulle caratteristiche dei singoli e sulla previsione del ruolo che ricopriranno in campo.

Il futuro sembra indirizzarsi verso delle metodologie di lavoro che prevedano la suddivisione dei giocatori per caratteristiche e previsione del ruolo, addestrandoli tecnicamente e facendo apprendere quelle situazioni tattiche che si ripetono nel corso di una gara. Per meglio rendere l’idea i difensori vengono allenati a fare i difensori e quindi a ripetere innumerevoli volte i gesti tecnici tipici del loro ruolo e le varie situazioni che solitamente si ritrovano ad affrontare in gara, come ad esempio il contrasto o il colpo di testa. Tutto ciò sarà possibile se ad allenare giocatori di talento saranno istruttori di talento che le società si preoccuperanno di aggiornare e formare affinché siano sempre più preparati, non solo in ambito tecnico e tattico, ma anche in ambito psicologico e pedagogico.

 

Dott. Lorenzo Simeoni ALLENATORE DI CALCIO, consulente di società sportive in ambito tecnico, rapporti con i genitori, organizzazione di Tornei ed eventi in genere (Laureato in Scienze Motorie, Allenatore UEFA B, Allenatore di Calcio a 5, Preparatore Atletico Professionista, attuale Responsabile Tecnico Settore Giovanile Campodarsego Calcio, in precedenza allenatore squadre giovanili Regionali e Nazionali e Responsabile della scuola calcio di Calcio Padova, Cittadella Calcio e Calcio Montebelluna).

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