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Il DRIBBLING... sappiamo allenarlo? (seconda parte)

13 Novembre 2013

Riprendendo il concetto espresso nella prima parte, manca l'EDUCAZIONE alla finta e al dribbling, vorrei aggiungere che nel calcio giovanile manca innanzitutto la capacità di saper spostare l'attenzione dal risultato numerico della gara e dalla classifica ai miglioramenti, alle ESPERIENZE FORMATIVE che i ragazzi o i bambini fanno o possono fare mentre giocano una partita.

Fino a che gli istruttori saranno reputati bravi solo in funzione del fatto che le loro squadre vincano, non faremo passi avanti, e rimarremo ancorati alla nostra cultura.       È chiaro che chi gioca ha l'obiettivo agonistico, il problema si pone quando l'obiettivo agonistico è dell'istruttore, dei dirigenti o dei genitori per propri scopi personali.

La sfida tra gli istruttori dovrebbe essere quella di riuscire a far vedere all'altra squadra che i propri giovani calciatori riescono a divertirsi proponendo giocate divertenti anche per chi guarda, il risultato finale diventerebbe solamente una conseguenza del raggiungimento di altri obiettivi.

Come detto da Johan Cruyff nel suo libro “mi piace il calcio ma non quello di oggi:” Cerco di organizzare tornei di Streetball, sei contro sei. Lo faccio proprio per combattere quelli che con la loro visione limitata e meccanica stanno distruggendo il calcio. E, al tempo stesso, per recuperare lo spirito originale (…) Sei mi sembra il numero ideale, perché obbliga a concentrarsi di più, ad adattarsi immediatamente alle circostanze del gioco, a cercare appoggi rapidi e corti, a offrirsi, a intervenire, a prendere decisioni senza che ci si possa distrarre da quello che sta accadendo. Le dimensioni del campo sono più o meno equivalenti a mezzo campo regolamentare.>>

Johan Crujff, non solo grandissimo giocatore ma anche grande allenatore e tra i principali artefici del progetto tecnico di quello che oggi è il Barcellona come prima squadra, frutto di un lavoro immenso nel settore giovanile, non sta parlando dei bambini dei pulcini 2° anno che in Italia facciamo giocare 6 contro 6, ma di tutte le età, adulti compresi, il 6c6 come metodo per l'EDUCAZIONE alla SCELTA allo sviluppo dell'INTELLIGENZA CALCISTICA insomma al SAPER GIOCARE.

Il DRIBBLING, si allena benissimo in queste situazioni, a patto che non vi sia un allenatore che inibisca i propri giocatori. Io non sono per il dribbling a prescindere, sia chiaro, so solo che viene sollecitato troppo poco in gara nei settori giovanili, e questo poco utilizzo, segnala poca abilità o fiducia nei propri mezzi, mancanza di personalità o della necessaria autostima, e tanti altri aspetti secondari. Perdere la palla dribblando è un errore quanto passare la palla ad un compagno in un momento in cui bisognava condurla perchè passandola è stata rallentata un'azione che sarebbe diventata pericolosa.

Pertanto forse la risposta non sta nell'allenamento del Dribbling o di qualsiasi altro fondamentale tecnico, bensì nel lasciare la necessaria e giusta LIBERTA' ai ragazzi mentre giocano al fine di sviluppare la loro CREATIVITA' componente necessaria perché i giocatori si divertano mentre giocano e riescano al tempo stesso a divertire chi li guarda, rendendo il GIOCO del calcio piacevole sia per chi lo gioca che per chi lo guarda.

https://www.youtube.com/watch?v=uXOwmRO0L48

Nella terza parte alcune proposte, ma ognuno di noi può trovarne a migliaia e inventarsene altrettante... il problema rimane nelle filosofia che ci guida...

Dott. Lorenzo Simeoni  consulente di società sportive in ambito tecnico, rapporti con i genitori, orgnizzazione di Tornei ed eventi in genere (Laureato in Scienze Motorie, Allenatore UEFA B, Allenatore di Calcio a 5, Preparatore Atletico Professionista, attuale Responsabile Tecnico Settore Giovanile Campodarsego Calcio, già allenatore squadre giovanili Calcio Padova, Cittadella Calcio e Calcio Montebelluna).

 

 

 

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