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Intervista a Michele Serena

29 Luglio 2013

Tra i molti giocatori che hanno calcato i campi calcistici del Veneto negli ultimi decenni, il difensore Michele Serena è stato certamente uno dei più talentuosi.

Nato a Venezia il 10 marzo del 1970, Michele comincia come molti bambini della sua età a tirare i primi calci vicino casa, prima di approdare nelle giovanili della Mestrina dove rimane fino al 1987, anno della fusione con il Venezia. Serena fa il suo esordio tra i professionisti grazie alla fiducia accordatagli da Ferruccio Mazzola e il suo primo campionato si conclude subito con la promozione in C1.

Nella mia carriera sono riuscito a realizzare due sogni di quand'ero bambino: il primo è stato quello di giocare nella squadra della mia città e il secondo quello di riuscirci nella squadra di cui ero tifoso: l'Inter.”

Ma andiamo con ordine, dopo due stagioni e mezza a Venezia, Michele viene acquistato dalla Juventus che gli fa disputare una stagione prima di cederlo in prestito per farsi le ossa. “Dell'esperienza con i bianconeri ricordo soprattutto la grande disciplina, frutto di una strada ben tracciata dalla vecchia proprietà e la serietà dei giocatori che pensavano solamente a giocare senza mai infrangere le regole stabilite”.

Un atteggiamento questo che Michele trovò difficilmente fuori da Torino, nell'Inter ad esempio, si rese conto che la squadra peccava un po' di disciplina e col senno di poi fu questo uno dei motivi principali per cui, secondo lui, i nerazzurri non conseguirono per molto tempo risultati all'altezza dell'impegno e della disponibilità societaria. Nell'affare che portò Gianluca Vialli dalla Sampdoria alla Juventus, Michele divenne un giocatore blucerchiato nel 1992. Dopo tre stagioni molto positive ecco che arriva la chiamata della Fiorentina, società che gli rimase nel cuore in modo particolare.

“Non posso dimenticare l'affetto che mi hanno saputo dare i tifosi viola e la conquista della Coppa Italia e della Supercoppa conquistate in una città dove la vittoria mancava da molti anni” ci svela Serena, il quale, a ventotto anni, viene chiamato da mister Arrigo Sacchi a Madrid, sponda Atletico, per disputare quella che sarà la sua unica stagione all'estero.

“Mi viene un pizzico di malinconia a ripensare a quell'anno dato che ho vissuto una stagione esemplare sotto tutti i punti di vista. La Spagna ha un cultura molto diversa secondo me, sia nel modo di vivere che in quello di approcciare il nostro lavoro, basti pensare alle numerose famiglie presenti e allo sventolio incessante di bandiere che riempiono gli stadi spagnoli. Per me poi è stato meraviglioso riuscire a ipotecare la salvezza vincendo proprio contro i campioni d'Europa e rivali cittadini del Real Madrid". Sempre nel 1998 Michele realizza un altro sogno per qualsiasi giocatore, facendo il suo debutto in Nazionale contro il Galles.

“Ricordo che la maglietta pesava un quintale perchè sentivo molto la responsabilità di rappresentare il mio paese, non so dire se dopo averla indossata più volte magari subentri un certo senso di libertà e scioltezza visto che ho collezionato solo quella presenza”.

Dalla stagione successiva infatti cominciarono i tormenti fisici per Michele che, prima a Parma e poi a Milano, non riuscì a dimostrare tutto il suo valore a causa di alcuni infortuni alle ginocchia che lo portarono a un ritiro anticipato ad appena 33 anni. La decisione di fare l'allenatore, ruolo che ricopre attualmente, è arrivata invece in maniera inaspettata: “avevo deciso di uscire dal mondo del calcio perchè è nei momenti di difficoltà che si vedono con maggiore chiarezza gli aspetti positivi e negativi della realtà e io ne avevo visti tanti che non mi piacevano. Se ho cambiato idea il grande merito è di Giorgio De Lazzeri e Fabiano Speggiorin, i quali mi hanno convinto a ripartire da Venezia, stavolta come allenatore degli allievi nazionali prima e della prima squadra poi” ricorda Serena.

Nonostante la situazione societaria fosse disastrosa, sia lui che altri veneziani come Paolo Poggi e Mattia Collauto, tirarono fuori il loro senso di appartenenza alla terra d'origine riuscendo a ottenere una salvezza insperata. “Ripensandoci, reputo quel risultato come il mio scudetto da allenatore perchè non c'era neppure l'aria per respirare da quante difficoltà avevamo, basti pensare che fu mio padre a seminare il campo d'allenamento che poi noi irrigavamo per poterci giocare” precisa Serena, la cui impresa gli valse la chiamata in serie B sulla panchina del Mantova per la stagione successiva.

Nonostante quell'avventura si risolse con una retrocessione e il successivo fallimento societario, Michele ci racconta di aver vissuto un esperienza positiva grazie specialmente alla grande disponibilità di quel gruppo di calciatori. L'anno successivo subentrò in corsa sulla panchina del Grosseto che stavolta riuscì a salvare in un arco di tempo di venti di partite, uno score positivo per gli standard del vulcanico presidente Piero Camilli. Nella stagione 2011/12 Serena realizzò un'annata straordinaria alla guida dello Spezia diventando il primo allenatore nella storia della Lega Pro a vincere tutto: dal Campionato, alla Coppa Italia, alla Supercoppa. Nonostante questi eccellenti risultati Michele non riuscirà a completare la successiva stagione in serie B, venendo inspiegabilmente esonerato dopo una vittoria ottenuta in trasferta a Vicenza.

“So che non vivo in un mondo ovattato per cui è difficile trovare la possibilità di fare una programmazione pluriennale e portare avanti con i giusti passettini un progetto che consideravo importante e ambizioso però devo accettare questa decisione, sapendo che in futuro cercherò di vincere tutte le partite”.

Mentre è in attesa di una nuova chiamata in panchina, Michele ci dice la sua anche sul mondo del calcio specificando così alcune delle cose che non gli sono mai piaciute: “Qualcosa deve cambiare se pensiamo che ogni anno perdiamo per strada numerose società. Fosse per me stabilirei delle regole ferree per preservare l'indotto che una società di calcio genera dando lavoro a moltissime persone tra cui i calciatori, ma anche i massaggiatori, le segreterie e i magazzinieri che non sono ancora sufficientemente garantiti.

“Chi è in regola deve avere la possibilità di giocare ma per coloro i quali non rispettano i patti, la pena dev'essere la sospensione immediata” conclude Serena.

Infine una domanda di rito che faremo a tutti gli intervistati famosi: Cosa ne pensi di della nascita di Calcioscout ?
“La prima cosa che ho notato e che mi ha colpito, è che nonostante esistano già diversi siti web dedicati al calcio, Calcioscout è qualcosa  di nuovo e che sicuramente mancava.
Penso che sia uno strumento unico  in quanto consente di mettere in contatto tutte le persone che vivono il calcio come passione ed altrettanto utile per chi lo fa per lavoro.
Utilissima la funzione di  “scouting” in quanto sarà  un prezioso aiuto per ricerche che spesso si fanno al “buio” o sul semplice passaparola.
Penso in particolare ai procuratori, ai Direttori Sportivi che ogni anno devono  cercare la punta da “doppia cifra” il fuori quota emergente l’allenatore con patentino etc.
Che dire, complimenti e in bocca al lupo!”

 

A.S.

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