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Ottavio Bianchi l’uomo dello scudetto

31 Gennaio 2020

Nello storico primo scudetto del Napoli, oltre al genio e ai gol di Diego Armando Maradona, di Giordano e Carnevale, c’è la firma soprattutto di Ottavio Bianchi, un grande uomo che ha messo il lavoro davanti a tutto, riuscendo a condurre una squadra del sud per la prima volta al titolo di campione d’Italia.

l Napoli aveva sfiorato più volte lo scudetto in passato senza mai gioire, era ormai una convinzione collettiva quella di non vedere il tricolore sotto il Vesuvio, “lo scudetto è un mare che non bagna Napoli” si diceva.

Serviva un mago come Maradona e un uomo come Bianchi per sfatare questo mito.

Bianchi era l’allenatore perfetto per amalgamare tutto, piazza impaziente scottata da anni di delusioni, il calciatore più forte del mondo, un gruppo di calciatori che aveva vinto poco o nulla e la storia del club avaro di successi.

 

Un grande signore prima che un grande allenatore, persona taciturna che sorrideva poco cosi veniva descritto, un allenatore che aveva la cultura del lavoro tra le sue virtù, senza cercare le luci della ribalta, preferiva che la scena la prendessero gli altri, Napoli e in napoletani lo amarono e lo ameranno per sempre, lui uomo del nord ( nato a Brescia nel 1943), ha saputo adattarsi ad una città e la sua gente che era l’opposto di lui caratterialmente, “Al Nord mi chiamavano terrone” diceva.

 

Viene scelto da Corrado Ferlaino nell’estate del 1985 su suggerimento di Italo Allodi, a Napoli l’anno prima era arrivato Maradona, ma il suo primo anno con il Napoli allenato da Rino Marchesi aveva lottato per non retrocedere.

Ferlaino conosceva bene Bianchi era stato anche un suo calciatore tra la fine degli anni sessanta e inizio anni settanta, Bianchi aveva giocato cinque anni a Napoli disputando 109 partite e segnando 14 reti, chiudendo poi la sua carriera di calciatore nella Spal, dopo aver militato nel Milan, Atalanta e Cagliari.

 

Due anni dopo aver chiuso la carriera da calciatore, Ottavio Bianchi inizia quella di allenatore sulla panchina del Siena in serie C2 poi Mantova, Triestina e Atalanta, con cui vinse il campionato di Serie C1 1981-1982. per poi approdare in serie A alla guida dell’Avellino poi Como.

 

Arriva a Napoli su pressione di Italo Allodi che lo cerca insistentemente, lui è titubante, dice ad Allodi che al sud è difficile vincere per una serie di circostanza, aveva già giocato in un Napoli competitivo quello di Sivori, Altafini e Iuliano e non aveva mai vinto, “come condizione dico ad Allodi o si lavora come dico io o niente, il mio era un programma duro ed era difficile farlo accettare a tutti” cosi in una recente intervista ha raccontato.

Va vivere isolato da Napoli “per evitare di venire stritolato sia quando perdevi sia quando vincevi”.

 

Nel suo primo campionato quello 85/86 il Napoli non è ancora pronto, ma mette le basi per quello che sarà il trionfo l’anno dopo, arriva terzo in classifica, dietro a Juventus e Roma che si giocano lo scudetto in un testa a testa finale, la Roma perde lo scudetto con il famoso Roma Lecce 2-3 in casa, il Napoli ha la soddisfazione di battere la Juventus con la «storica» punizione di Maradona del 3 novembre 1985 che ferma la fuga dei bianconeri nelle prime giornate e capisce che per vincere lo scudetto mancava veramente poco.

 

Nell’estate 86, Bianchi e i napoletani assistono al trionfo mondiale di Diego Armando Maradona in Messico che arriva in ritiro ad agosto più carico che mai. Cosi nella stagione 86/ 87 il Napoli è pronto, con un Maradona formato mondiale e con gli ultimi tasselli per completare la squadra, Andrea Carnevale che arriva in estate e nel mercato di riparazione di ottobre Ciccio Romano, che viene prelevato dalla Triestina in serie B, e messo a giocare da regista arretrato alle spalle dell’argentino in quanto  serviva qualcuno che mettesse ordine nel cuore del gioco napoletano, con tempi giusti e piedi buoni.

Romano non era un fuoriclasse, ma era la tessera giusta per completare il mosaico.

Il Napoli domina in grande parte il campionato duellando con Juventus e Inter fino al 10 maggio 1987 quando alla penultima giornata in casa davanti a 95 mila spettatori contro la Fiorentina un pareggio per 1 a 1 regala il primo attesissimo scudetto dopo più di 60 anni di attesa

 Al fischio finale al San Paolo è l’apoteosi, le prime immagini sono per Bianchi che viene abbracciato e baciato da tutti e poi come accadeva nelle feste scudetto degli anni ottanta arriva la tradizionale intervista di Giampiero Galeazzi a bordo campo che dice; “17 e 45, 10 maggio, Napoli campione d Italia, Bianchi” visibilmente emozionato Bianchi risponde “ sono soddisfatto, abbiamo fatto un buon lavoro sono due anni che facciamo dei sacrifici” immagini rimaste nella storia del calcio italiano che sono nel cuore dei tifosi del Napoli. pochi giorni dopo il Napoli vince anche la Coppa Italia nella finale doppia contro l’Atalanta centrando una storica doppietta, i partenopei vincono tutte le 13 gare disputate (primato rimasto ancora ineguagliato).

 

Il campionato seguente con l’arrivo del brasiliano Antonio Careca la squadra è ancora più forte, vince le prime cinque partite andando subito in fuga, domina gran parte del campionato, sembra un rullo compressore e nessuno sembra portarle via il secondo tricolore consecutivo.

A poche giornate dalla fine il Napoli ha cinque punti di vantaggio sul Milan di Arrigo Sacchi, ma nelle ultime partite succede qualcosa di inspiegabile i partenopei, che avevano perso solo due partite nelle prime 25 giornate, perdono quattro volte negli ultimi cinque turni e ottengono solo un punto sui i 10 disponibili, nello scontro diretto del San Paolo, giocato il 1 maggio 1988 i rossoneri si impongo per 3-2 grazie alla doppietta di Virdis e a un gol di Marco Van Basten ed effettuano il sorpasso vincendo lo scudetto due giornate dopo a Como.

Il Napoli butta via uno scudetto già vinto, molti i motivi per quella clamorosa disfatta, tra queste anche le voci di una combine, e del pessimo rapporto tra Bianchi e una parte dello spogliatoio.

Tra Ottavio Bianchi e Maradona non correva buon sangue: il tecnico non vedeva di buon occhio i comportamenti libertini del pibe de oro, ma anche parte dello spogliatoio era contro Bianchi, i cosiddetti “ribelli di maggio”, Salvatore Bagni, Giordano Ferrario e Garella che organizzano un vero e proprio ammutinamento contro l’allenatore.

Il punto più basso si raggiunse quando il 12 maggio Garella legge un comunicato, una lettera scritta a mano, contro il tecnico: la squadra è sempre stata unita, l’unico problema è il rapporto mai esistito con l’allenatore, soprattutto nei momenti in cui la squadra ne aveva bisogno. Nonostante questo gravissimo problema, la squadra ha risposto sul campo sempre con la massima professionalità. Di questo problema la società era stata preventivamente informata. Firmato: I giocatori del Napoli“.

 Nell’ultima partita di campionato per Ottavio Bianchi è un vero trionfo, i tifosi si schierano con il loro allenatore, lo osannano a gran voce e lo acclamano,Ho nella testa e nel cuore il coro che i 70 mila del San Paolo mi dedicarono. Accadde nel maggio dell‘88, in occasione dell’ultima partita con la Samp, al culmine del periodo in cui c’era chi non mi voleva più in panchina”.

 

A fine stagione Ferlaino conferma Bianchi e manda via i ribelli. Un Napoli rinnovato tra cui l’acquisto del brasiliano Alemao al posto di Bagni e di Giuliano Giuliani in porta al posto di Garella, arriva secondo in campionato nella stagione 88/89 dietro l’Inter dei record di Giovanni Trapattoni, è l’ultimo anno di Bianchi, che regalo al popolo azzurro il suo primo trofeo internazionale la Coppa UEFA nella doppia finale contro lo Stoccarda.

 

Lascia un Napoli ancora molto forte che lui ha contribuito a farlo crescere ad Albertino Bigon che nel 1990 porta il Napoli a vincere il suo secondo scudetto .

 

Tatticamente come lo stesso Bianchi ha spiegato in un video su Repubblica (visibile anche su Youtube) il Napoli di Ottavio Bianchi giocava con sorte di 3-4-3, con il trio d’attacco formato prima da Maradona, Giordano e Carnevale la famosa Ma-Gi-Ca, successivamente Giordano viene sostituito da Antonio Careca.

Il brasiliano giocava da centravanti, Carnevale invece sulla sinistra facendo un grande lavoro anche in fase di non possesso e Diego si spostava su tutto il raggio offensivo.

In difesa giocavano i due stopper Corradini e Ferrara mentre nel ruolo di libero subito dietro i due, giocava Renica, la strategia era quella che una volta arrivata la palla a Renica lui aveva la capacità di lanciare la palla in avanti al tridente quando gli avversari non erano ancora sistemati, cosi il trio offensivo diventava devastante.

 

Con il Napoli vince uno scudetto, una Coppa UEFA e una Coppa Italia , è l’allenatore più vincente della storia azzurra.

Viene ingaggiato dalla la Roma per la stagione 1989/ 90, ma è ancora sotto contrato con il Napoli e non viene liberato da Ferlaino cosi rimane un anno fermo, assistendo da spettatore allo scudetto del Napoli, mentre la Roma sceglie Gigi Radice come traghettatore per una stagione prima di abbracciare Bianchi. Nella stagione 1990 91 Ottavio Banchi è finalmente sulla panchina della Roma dove ritrova il suo pupillo Andrea Carnevale acquistato per 6,8 miliardi di lire. Tuttavia dopo un inizio di campionato segnato da quattro gol in cinque partite, l’attaccante viene squalificato per doping, accusato, insieme ad Angelo Peruzzi, di avere assunto fentermina sostanza dopante mediante pastiglie anti-obesità (Lipopill).

La Roma di Bianchi gioca con un tridente simile Napoli con Rudi Völler, Ruggiero Rizzitelli e Giuseppe Giannini, in campionato i capitolini deludono arrivando solo nona in classifica, mentre nelle due coppe arriva fino in fondo, pochi mesi dopo la morte del presidente Dino Viola che tanto aveva voluto Bianchi a Roma, i romanisti conquistano la loro settima Coppa Italia, battendo in finale la Sampdoria appena diventata campione d'Italia, mentre perdono la finale di Coppa UEFA, nella doppia sfida contro l’Inter.

Lascia la Roma al termine della stagione 91/ 92 dopo un quinto posto finale.

Nel novembre dello stesso anno torna sulla panchina del Napoli, dopo l'esonero di Claudio Ranieri, ma non è più la squadra che ha lasciato, Maradona è andato via dopo la squalifica per doping, il club azzurro si è ridimensionato navigando in zone di bassa classifica, lancia in prima squadra un giovane difensore della primavera Fabio Cannavaro cosi come aveva fatto con Ciro Ferrara nel Napoli scudettato, riesce a sfiorare la qualificazione UEFA con una squadra presa in zona retrocessione.

Nella stagione 1993-1994 cambia ruolo non più in panchina ma dietro la scrivania, diventa direttore tecnico del Napoli, scegliendo per la panchina azzurra Marcello Lippi, l'esperienza dura un anno, perché accetta l’offerta di allenare l'Inter.

A Milano le cose non vanno bene a metà stagione Massimo Moratti diventa presidente e dopo una stagione non esaltante conferma Bianchi, ma l'anno successivo dopo un inizio non esaltante, dopo la sconfitta contro il Napoli per 2-1 Moratti lo esonera chiamando al suo posto Roy Hodgson.

 

Gli ultimi anni di carriera li passa a Firenze, ricoprendo tre ruoli diversi nella Fiorentina, Il 6 marzo 2001 viene nominato responsabile dell’area tecnica, poi un anno dopo si siederà sulla panchina viola al posto di Roberto Mancini, i viola sono messi male per lui è un ritorno in panchina sette anni dopo, tuttavia non riuscirà a salvare i viola né come tecnico né nel ruolo che dal 5 aprile 2002 è chiamato a ricoprire con la carica di presidente, dopo le dimissioni di Ugo Poggi fino al termine del campionato: nell'agosto del 2002 la Fiorentina dichiara fallimento.

Da allora Bianchi non ha avuto più ruoli nel calcio.

Ora a Bianchi piace raccontare aneddoti sulla sua avventura a Napoli, facendo rivivere ricordi piacevoli ai tifosi azzurri che lo amano ancora, perché lui è l’uomo che ha fatto bagnare Napoli dal mare chiamato scudetto, Ottavio Bianchi l’uomo dello scudetto.

Raffaele Frolli

@frolli17

immagine : www.calcionapoli1926.it


 

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