Sei un dilettante o un professionista del mondo del calcio?

Registrati gratuitamente nel nuovo social network dedicato ai protagonisti del calcio e connettiti con compagni, allenatori, dirigenti, tecnici e preparatori atletici, contattali e scopri nuovi talenti grazie alla funzione di Scouting, segui i loro aggiornamenti e quelli delle tue società preferite.

Amministra gratuitamente le informazioni e news della tua società, rilascia comunicati e condividi foto e video.

Iscriviti ora

“Passala, passala, passala…” – Joystick modalità on

15 Novembre 2019

Passala, passala, passala…” – Joystick modalità on

Quante volte assistiamo ad allenatori, dirigenti e genitori che gridano ai bambini di passare la palla? Probabilmente con il ‘passaggio’ al compagno davanti alla porta qualcuno avrebbe potuto vincere diverse partite di piccoli amici e pulcini oppure qualche kermesse/torneo estivo.

Assistiamo a partite durante le quali istruttori o allenatori guidano dal primo all’ultimo secondo tutti i propri giocatori in campo indicando loro tutte le scelte da compiere.

Può essere utile tale comportamento per il bambino?

 

Ci siamo mai chiesti perché i bambini tendono a tenersi il pallone per sé? Fino agli 8-9 anni circa prevale in ognuno di essi l’egocentrismo e sarebbe pertanto contro natura che gli venisse spontaneo di trasmetter palla a un compagno. Abbiamo considerato ciò?

 

Un bambino che tende a passare la palla in questa fascia d’età a mio parere può avvenire in due occasioni:

  • Particolarmente abile e con buon sviluppo cognitivo, quindi vede e sceglie di passare la palla ad un compagno posto in una zona migliore

  • Delega di responsabilità, da parte dei bambini meno abili che cercano di liberarsi il più velocemente possibile della palla affidandola o ad un amico oppure ad un giocatore considerato più forte.

Se ciò non dovesse verificarsi siamo nella più normale delle situazioni legata all’età. Un bambino che tiene palla, prova a superare tutti per arrivare in porta è un bambino normale. È un bambino egocentrico.

È importante quindi non tanto focalizzarsi sul fatto che non tende a passare la palla e quindi a far vincere la squadra. È importante invece, sfruttare tale caratteristica al fine di far migliorare il più possibile il giovane atleta assecondando la sua natura: per esempio il lavoro sulla conduzione e sul dribbling può essere forse più appropriato rispetto al lavoro sul controllo e la ricezione orientata.

È utile ricordare che la scelta dell’obiettivo del gesto tecnico sul quale lavorare influenza fortemente la relazione. Il ‘passaggio’, per esempio, mette in relazione due giocatori, a differenza della conduzione; ciò fa comprendere come il primo gesto sia adatto ad un bambino che inizia a socializzare (9-10 anni) piuttosto che uno nel pieno dell’egocentrismo.

Probabilmente ‘passala, passala’ non è il feedback più corretto da dare.

Mariano Angelico

(Master SBS in Strategie per il Business dello sport, Laureato in scienze motorie indirizzo calcio, Allenatore abilitato Figc, Master AICS in Fitness, attualmente istruttore attività di base Fc Union Pro 1928)

segui la sua pagina Facebook

https://www.facebook.com/lavitainunpallone/

Cerca nel blog

Ti potrebbe interessare: