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Le Life Skills

08 Ottobre 2019

Nel corso dell’ultimo anno, grazie all’università ed in particolar modo al prof. Ghisleni Stefano di ‘Sistemi educativi per l’insegnamento del calcio’, ho avuto modo di conoscere ed approfondire degli aspetti legati alla formazione del giovane che fino a quel momento avevo considerato ma non così bene approfondito: le competenze per la vita.

L’organizzazione mondiale della sanità (OMS) nel 1992 ha emanato le dieci life skills da far sviluppare ad ogni persona.

Si tratta di quelle abilità, competenze grazie alle quali gli individui possono raggiungere uno stato di benessere psico-fisico in quanto necessarie per affrontare e risolvere i problemi e gli ostacoli che si affrontano nella vita quotidiana.

Le dieci competenze sono:

– Risolvere problemi

– Prendere decisioni

– Pensiero critico

– Pensiero creativo

– Autoconsapevolezza

– Empatia

– Capacità comunicative

– Capacita relazionali

– Gestione dello stress

– Gestione delle emozioni

Tali competenze come suggerito da ‘Life Skills Italia’ possono essere raggruppate in tre aree:

• EMOTIVE- consapevolezza di sè, gestione delle emozioni, gestione dello stress

• RELAZIONALI – empatia, comunicazione efficace, relazioni efficaci

• COGNITIVE – risolvere i problemi, prendere decisioni, pensiero critico, pensiero creativo

Lo sviluppo delle life skills è fondamentale nel bambino in quanto da adulto possederà delle competenze utili in qualsiasi ambito sia esso sportivo, lavorativo o familiare. Si tratta di competenze per la vita, per l’essere umano quale siamo, della nostra persona. Abbiamo tutti bisogno di sviluppare le nostre life skills per star bene con noi stessi e con gli altri.

A seguire la traduzione del documento dell’OMS: WHO/MNH/PSF/93.7A.Rev.2

“… Le Life Skills, così come noi le intendiamo, possono essere insegnate ai giovani come abilità che si acquisiscono attraverso l’apprendimento e l’allenamento.… Inevitabilmente, i fattori culturali e sociali determineranno l’esatta natura delle Life Skills. Per esempio, in alcune società, il contatto visivo potrà essere incoraggiato nei ragazzi per una comunicazione efficace, ma non per le ragazze. Le Life Skills rendono la persona capace di trasformare le conoscenze, gli atteggiamenti ed i valori in reali capacità, cioè sapere cosa fare e come farlo.…

Acquisire e applicare in modo efficace le Life Skills può influenzare il modo in cui ci sentiamo rispetto a noi stessi e agli altri ed il modo in cui noi siamo percepiti dagli altri.

Le Life Skills contribuiscono alla nostra percezione di autoefficacia, autostima e fiducia in noi stessi.

Le Life Skills, quindi, giocano un ruolo importante nella promozione del benessere mentale. La promozione del benessere mentale incrementa la nostra motivazione a prenderci cura di noi stessi e degli altri, alla prevenzione del disagio mentale e dei problemi comportamentali e di salute.”

Risolvere problemi La capacità di risolvere i problemi del quotidiano, riuscire quindi a trovare delle soluzioni al fine di risolvere determinate problematiche. Chi riesce a risolvere i problemi in maniera efficace nella fattispecie una volta inquadrato il problema è in grado di ipotizzare più soluzioni al fine di adottare poi quella più utile rispetto sia al contesto sia ai propri bisogni (razionali, relazionali o emotivi).

Nel calcio riscontriamo ciò, il calciatore deve continuamente risolvere le situazioni che gli si presentano nel corso dell’allenamento e della partita: sono innumerevoli le problematiche da affrontare e sempre differenti; l’atleta deve esser pronto a pensare velocemente individuando quindi la soluzione e renderla operativa.

Prendere decisioni L’essere in grado di prendere delle decisioni nello sport, nel calcio ma nella vita quotidiana è una life skill importante da sviluppare al pari delle altre in quanto necessaria per valutare le diverse possibilità che si presentano con le relative possibili conseguenze. Una scelta tiene conto sia del contesto nel quale è inserita sia dalla propria persona e richiede quindi sia un buon senso critico sia grande autoconsapevolezza.

Il calciatore deve prendere autonomamente le decisioni; egli va accompagnato in un percorso di responsabilizzazione. La capacità di prendere decisioni può essere allenata anche attraverso il metodo induttivo nel quale davanti a delle domande o richieste dell’allenatore (che vengono poste in situazione) il giocatore deve decidere come agire.

Pensiero critico Il pensiero critico riguarda l’abilità di riuscire ad analizzare le informazioni e le esperienze in maniera obiettiva. Bisogna essere in grado di tener conto di vantaggi e svantaggio di ogni situazione senza farsi condizionare troppo soggettivamente e dai propri pregiudizi. È importante l’analisi oggettiva ed obiettiva del contesto in modo tale da non farsi condizionare dal pensiero altrui rimanendo lucidi nelle scelte: utile per prendere buone decisioni ed instaurare relazioni efficaci.

L’allenatore, nel nostro caso, per sviluppare questa competenza può utilizzare il cerchio, il dialogo, la domanda, l’approcio socratico, il metodo induttivo.

Pensiero creativo Essendo un pensiero è pertanto allenabile. Questa abilità permette di risolvere problemi e prendere decisioni, trovare modi alternativi per ovviare alle problematiche o affrontarle. Il pensiero creativo è legato alla consapevolezza di se ed è attivo quando siamo rilassati.

Il cerchio può aiutare nello sviluppo di tale skill, anche grazie all’utilizzo del brainstorming che consiste nell’inventare a ruota libera il maggior numero di soluzioni ad un problema.

Autoconsapevolezza Essere consapevoli della propria persona, riconoscersi per quello che si è. Conoscere i propri limiti, difetti ma anche le proprie competenze ed abilità. È importante conoscere se stessi per conoscere gli altri, e ciò è infatti alla base delle relazioni e soprattutto della comunicazione efficace. Il fatto di riuscire o meno a conoscersi include la possibilità di prevedere e comprendere in che modo ci comporteremo in una determinata situazione.

‘La consapevolezza emotiva è la base per una buona consapevolezza di sé e consiste nel saper riconoscere i segnali emotivi del proprio corpo e dare un nome alle emozioni che si provano e che ci informano sulle nostre preferenze, gusti e bisogni.’ (Life Skill Italia).

Empatia L’empatia è la capacità di riconoscere l’emozione dell’altro come propria, fa riferimento quindi alla possibilità di riuscire a capire come si sente la persona e quindi di mettersi nei suoi panni. L’empatia tende a fortificare le relazioni, è importante aprirsi all’altro ed accettarlo per quello che è.

Un allenatore deve essere fortemente empatico ed in grado di percepire e riconoscere le emozioni dei propri allievi. L’emozione che si scatena nel contesto sportivo è fondamentale per la riuscita e l’apprendimento del gesto tecnico per esempio. Le emozioni vanno riconosciute e gestite, ogni emozione può risultate utile oppure dannosa sia per quanto riguarda l’apprendimento sia per lo sviluppo della persona, delle proprie sicurezze e del proprio io.

Capacità comunicative Una comunicazione efficace permette all’ascoltatore di comprendere il messaggio. Bisogna sapersi esprimere, considerare le eventuali interferenze sia sonore sia emotive al fine di riuscire a rendere il messaggio chiaro e definito: è chi ascolta che stabilisce se la comunicazione è efficace e quindi se ha capito o meno quello che gli si voleva trasmettere.

È impossibile non comunicare in quanto la comunicazione può avvenire sia in maniera verbale che non verbale come attraverso la postura del proprio corpo, del tono della voce, dalle proprie espressioni..

Capacità relazionali Altra importante life skill da sviluppare in ogni essere umano fa riferimento alla capacità di instaurare delle relazioni efficaci dove si è in grado di interagire con gli altri in maniera positiva. Essere in grado di avere delle relazioni amichevoli da forte benessere sociale e mentale. Significa creare e mantenere relazioni importanti ma anche interrompere relazioni inadeguate; significa inoltre riuscire ad esprimere la propria idea nel rispetto degli altri senza prevaricare o altro.

Gestione dello stress Riconoscere le quotidiane fonti di stress e quindi riconoscere le cause delle tensioni che si provano nel quotidiano. Gestire lo stress significa tornare ad uno stato di benessere psico-fisico trovando delle strategie per modificare l’ambiente fonte di stress oppure se stessi attraverso la modifica di pensieri, emozioni, azioni, reazioni abituali.

Gestione delle emozioni Per riuscire a gestire le emozioni prima di tutto bisogna essere in grado di riconoscerle in noi stessi e negli altri. Non significa controllare le emozioni, ma utilizzarle come strumento per agire e per gestire le proprie priorità.

Le emozioni contengono informazioni importanti sui nostri valori e saperle gestire ci permette di scegliere le nostre azioni, cioè agire anziché reagire agli stimoli.

(Life Skill Italia).

La base teorica delle life skills è rappresentato dalla teoria dell’apprendimento sociale di Albert Bandura. Egli afferma che l’apprendimento è un’acquisizione attiva nel senso che si apprende attraverso l’esperienza e l’osservazione. Viene introdotto il concetto di “modellamento” per indicare il cambiamento di una persona che osserva un’altra che ha la funzione di modello.

Anche l’allenatore è un modello, egli è il punto di riferimento per i giocatori e la persona che funge da esempio e quindi da imitare sia a livello tecnico che comportamentale.

Abbiamo appena affermato che l’allenatore rappresenta il modello per i propri giocatori.

Quanto è importante quindi la relazione che si instaura tra le parti?

La relazione pedagogica influenza l’apprendimento tecnico ed anche l’autoefficacia ossia la fiducia che una persona ha nelle proprie capacità di affrontare un compito specifico. L’istruttore può influire su quest’ultima solo se il legame è forte e c’è pertanto una profonda relazione.

L’allenatore è prima di tutto un educatore.

Educare significa tirar fuori da un contenitore che non è vuoto e quindi il mister deve essere in grado di far emergere i talenti del giovane calciatore e fare in modo che riesca quindi ad esprimere tutto il proprio valore.

Educare è amore, prendersi cura di sé e degli altri.

La cura richiede conoscenza di sé, e conoscere se stessi è davvero difficile: dobbiamo chiederci se siamo quello che facciamo.

Il processo educativo è un processo in cui entrambi i soggetti coinvolti insegnano ed apprendono. È pertanto necessario aprirsi all’altro e cercare di creare un legame forte fatto di empatia e di ascolto attivo.

Nel calcio è importante la relazione che si instaura tra allenatore e giovane calciatore. Abbiamo affermato che l’adulto in questo caso funge da modello, da punto di riferimento e devono pertanto essere degli esempi positivi.

Per educare bisogna:

– Riconoscere le potenzialità del fanciullo ed aiutarlo ad esprimere i propri talenti;

– Riconoscere l’unicità del fanciullo;

– Instaurare una relazione basata sull’amore

– Pedagogia (richiama il concetto di accompagnamento e porta a considerare non solo l’esigenza della formazione, ma anche il modo di essere nella relazione. Serve un’attitudine comunicativa e non solo conoscenze teoriche).

Nella relazione pedagogica tra educatore ed allievo si possono individuare quattro incontri:

1. L’educatore con se stesso: prima di mettersi all’ascolto degli altri , il maestro deve ascoltare se stesso, il proprio sentire interiore. Solo l’ascolto di sé ci permette di metterci all’ascolto degli altri. L’allenatore deve allenare con amore.

2. L’allievo con se stesso: la relazione con l’educatore consente all’allievo di ascoltarsi, di comprendere i propri bisogni e le proprie esigenze, di ascoltare il proprio cuore e di scoprire i propri talenti. Gli insegnanti a volte non permettono ai bambini di rallentare.

3. L’allievo con l’educatore: il maestro è un facilitatore che aiuta il bambino a crescere e ad esprimersi, anche il giovane calciato che non è un contenitore vuoto che va riempito ma va aiutato a tirar fuori i propri talenti. L’allievo deve sentirsi ascoltato.

4. L’educatore con l’allievo: Carl Rogers afferma che l’educatore deve essere autentico, deve avere comprensione empatica ed incondizionata considerazione positiva dell’altro. Queste tre caratteristiche fanno si che la relazione maestro-allievo sia efficace e che favoriscano la costruzione di un ambiente facilitante.

In ogni momento formativo sia dentro che fuori dal campo ci si ritrova ad incontrare un bambino che non è lo stesso dell’incontro precedente ed è per questo che non bisogna affibiare delle etichette ai giovani calciatori che li accompagnano per l’arco dell’intera stagione. L’allenatore, educatore è colui che si mette sempre in prima persona per il bene del bambino e cercherà in tutti i modi di trovare delle soluzioni al fine che il bambino possa sviluppare le life skills ed esprimere i propri talenti…

Mariano Angelico

(Master SBS in Strategie per il Business dello sport, Laureato in scienze motorie indirizzo calcio, Allenatore abilitato Figc, Master AICS in Fitness, attualmente istruttore attività di base Fc Union Pro 1928)

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