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Profondo rosso(nero)

02 Ottobre 2019

Era dal 1938 che il Milan non partiva così male. Per farvi un’idea, Berlusconi aveva appena compiuto due anni, mentre il 29 settembre settembre scorso ha spento 83 candeline. Insomma, bisogna tornare indietro di 81 anni per vedere una partenza tanto negativa della squadra rossonera.

Solitamente, in situazioni del genere, l’indiziato numero uno, il colpevole principale è l’allenatore, o almeno è l’unico che può pagarne le conseguenze nell’immediato. Per questo Marco Giampaolo è finito nell’occhio del ciclone mediatico dal quale difficilmente riuscirà ad uscirne illeso. Il tecnico milanista, infatti, è appeso ad un filo e la trasferta di sabato a Genova sarà decisiva per il suo futuro: in caso di risultato negativo, sarà esonero. 

Le grandi squadre non danno molto tempo ai propri allenatori e Giampaolo rischia di vedere concludersi il suo lavoro a Milanello neanche tre mesi dopo il suo arrivo. Per uno come lui, considerato un maestro, il tempo è fondamentale, soprattutto se si parla, come in questo caso, di una squadra giovane e senza identità. Certo, però, quattro sconfitte in sei gare, con pessime prestazioni, pesano e la pazienza non può durare in eterno: ok il bel gioco (che non si è ancora visto), ma l’importante è fare punti. Ora il Milan ne ha solo 6 ed è a +1 dalla zona retrocessione. Un incubo.

Serve la vittoria a Marassi, anche perché sembra già pronto il piano B: Sheva vuole rimanere all’Ucraina, per ora, e quindi il Milan virerebbe su Rudi Garcia. Giampaolo, però, non può e non deve essere l’unico su cui puntare il dito. La squadra è giovane e inesperta e quelli che dovrebbero trascinarla (Suso, Piatek, ecc.) sono irriconoscibili. In più, ad oggi, il mercato non sembra aver migliorato la rosa e le responsabilità sono quindi della società, Maldini e Boban in primis. A proposito di Boban, il figlio Rafael sui social ha dato la colpa di tutto ciò a Giampaolo: ““Il Milan – ha scritto il giovane Boban tra le sue stories di ‘Instagram’ – ha tanti giocatori di qualità, il problema è l’allenatore”. Frase che, di certo, non aiuta a rasserenare l’ambiente.

L’attacco alla società arriva invece proprio da un ex dirigente rossonero, quel Max Mirabelli che con i cinesi aveva speso 250 milioni per costruire un Milan incapace di centrare gli obiettivi: "Oggi è imprigionato il mondo nel parlare di bandiere, chi è stato un gran campione in campo, non vuol dire debba fare il dirigente. Secondo me se il Milan vuole tornare ad essere quello che è stato un tempo, deve vivere di presente senza chiacchiere, sennò saranno anni bui”.

Basterà una vittoria per nascondere la polvere sotto il tappeto? Sabato a Genova sarà una tappa fondamentale per la storia attuale di questo Milan.

 

Partenza horror del Milan: giusto esonerare Giampaolo?
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Andrea Bonso
@abonstweet

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