Sei un dilettante o un professionista del mondo del calcio?

Registrati gratuitamente nel nuovo social network dedicato ai protagonisti del calcio e connettiti con compagni, allenatori, dirigenti, tecnici e preparatori atletici, contattali e scopri nuovi talenti grazie alla funzione di Scouting, segui i loro aggiornamenti e quelli delle tue società preferite.

Amministra gratuitamente le informazioni e news della tua società, rilascia comunicati e condividi foto e video.

Iscriviti ora

Il Rapporto Maestro - Allievo

01 Ottobre 2019

In riferimento all’importanza del modo di essere dell’allenatore e del rapporto che si instaura tra educatore – allievo trattato anche in altri articoli ci viene incontro la filosofia di Carl Rogers (psicoterapeuta americano), la quale si basa su tre elementi che devono essere presenti nel rapporto tra le due parti al fine di instaurare un legame profondo, basato sull’amore e quindi efficace. Abbiamo parlato delle life skills e di come possono essere sviluppate e per quale motivo sono da considerarsi cosi’ importanti. Possiamo affermare come l’apprendimento di queste competenze per la vita possano essere fortemente influenzate dalla tipologia di legame che viene a crearsi con il proprio educatore.

I tre elementi base della filosofia che tendono a creare questo clima disteso e di amore sono: empatia, accettazione incondizionata ed autenticità.

Le tre caratteristiche diventano:

– Empatia = attitudine all’ascolto

– Accettazione = rispetto dei valori e delle aree di libertà delle persone

– Autenticità = chiarezza dei messaggi espressi in prima persona

Alla base di questa filosofia vi è la convinzione che quando si presentano le condizioni favorevoli alla creazione di un clima di autentica fiducia e libertà, la persona è portata naturalmente a realizzare le proprie potenzialità, in quanto ha in se stessa le risorse per auto comprendersi, per modificare il concetto di sé e gli orientamenti comportamentali.

Infatti uno dei concetti fondamentali della teoria di Carl Rogers è quella di “tendenza attualizzante”, con questo termine si intende la capacità intrinseca nell’essere umano di orientarsi selettivamente e in modo diretto verso il completamento e l’attualizzazione delle proprie potenzialità.

Tutti noi durante l’infanzia tendiamo a sviluppare naturalmente le nostre potenzialità che spesso però blocchiamo o deviamo da questo sviluppo per sentirci accettati ed amati da genitori ed insegnanti. Questo accade in particolar modo quando l’adulto ci dice di non fare una cosa oppure ci ricatta se ci comportiamo in una determinata maniera.

L’approccio centrato sulla persona si fonda sul valore predominante dell’esperienza di ogni essere umano e stimola ogni individuo ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte e dei propri vissuti.

Tutto ciò porta infatti ad un concetto di educazione autogestito: Rogers afferma che se una persona si trovasse in difficoltà, il modo migliore per venirle incontro non è quello di dirle cosa fare, ma aiutarla a comprendere la situazione, a risolvere il problema, a prendere decisioni ed assumersi la responsabilità delle scelte prese.

Il metodo di Thomas Gordon

Gordon cerca di tradurre in operazioni concrete la filosofia di Rogers. Il modo di essere di Carl Rogers diventa il modo di agire di Thomas Gordon che propone un metodo per genitori/insegnanti efficaci.

Gordon ritiene che le figure adulte prese in considerazione non sempre riescono ad aiutare il giovane a risolvere i problemi o indirizzarli alla scoperta delle proprie capacità e talenti. A volte genitori ed insegnanti, anche se mossi da buone intenzioni, tendono a bloccare la creatività e a diminuire la fiducia in se stessi sbagliando soprattutto il modo di comunicare. È fondamentale il dialogo che si instaura con i propri allievi in quanto la comunicazione può essere sia costruttiva che distruttiva ed è utile instaurare un forte legame basato sul rispetto reciproco.

Il metodo che Gordon propone per modificare i comportamenti inadeguati comprende quattro tecniche:

– L’ascolto attivo

Prima di “saper parlare” è necessario “saper ascoltare”.

Attraverso anche il solo ascolto si può aiutare una persona che è in difficoltà a farla liberare dai pensieri negativi e da ciò che la opprime: in tal modo le si fa comprendere che la si accetta con tutti i suoi problemi.

Nell’ascolto attivo l’adulto non pone domande ne emette considerazioni personali ma comunica quanto ha capito dalle parole dell’allievo; in tal modo il giovane si sente oggetto dell’attenzione senza sentirsi giudicato bensi ascoltato e compreso riuscendo cosi a giungere da solo alla risoluzione dei propri problemi.

– L’ascolto passivo

È caratterizzato dal silenzio e quindi dall’ascolto totale nel quale non si interviene se non con un linguaggio non verbale fatto di gesti, cenni, posture ed atteggiamenti oppure con piccole espressioni verbali del tipo: “oh..”, “capisco..”..

Si può non intervenire come messaggio di accettazione permettendo quindi alla conversazione di essere fluida e quindi senza essere interrotta.

– Il messaggio in prima persona

Quando il giovane indisciplinato disturba, non ascolta o comunque si comporta in maniera inaccettabile l’adulto può ricorrere al messaggio-IO con il quale si mettono a confronto i propri sentimenti e bisogni con i comportamenti disturbanti del ragazzo.

Attraverso questa comprensione delle sensazioni che prova l’insegnante l’allievo si rende conto e comprende gli effetti provocati dal proprio comportamento.

– La risoluzione dei conflitti con il metodo del problem solving

Questo metodo è costituito da sei fasi, ed è l’unica applicazione per la risoluzione dei problemi nei conflitti tra individui o gruppi.

Le sei fasi sono:

1. Esporre in modo chiaro i termini del problema.

2. Proporre le possibili soluzioni.

3. Considerare le varie soluzioni (aspetti negativi e positivi di ogni proposta).

4. Eliminare le soluzioni valutate non appropriate ed individuare (le più adatte a risolvere la situazione).

5. Definire le modalità per attuare la soluzione prescelta.

6. Verificare che la soluzione individuata abbia effettivamente risolto il problema.

Caratteristica di tale metodo è che il conflitto viene stimato come un problema da risolvere, pertanto se ne ricercano attivamente le soluzioni. I conflitti sono perciò considerati come normali avvenimenti, non pericolosi o distruttivi, bensì naturali e positivi. Il conflitto e la sua risoluzione concorrono ad un consolidamento e rafforzamento del rapporto tra maestro ed allievo.

Gordon inoltre individua tre modi di gestione della relazione

adulto – bambino:

1- L’adulto vince ed impone al giovane di seguire rigidamente le direttive impartite

2- L’adulto soddisfa ogni volta le richieste del bambino

3- Il “metodo senza perdenti”, si basa sulla relazione, sul dialogo, sul rispetto reciproco degli stati emotivi di entrambe le persone ossia l’adulto e il bambino.

Quale potrebbe essere la metodologia più corretta da applicare?

 

Mariano Angelico

(Master SBS in Strategie per il Business dello sport, Laureato in scienze motorie indirizzo calcio, Allenatore abilitato Figc, Master AICS in Fitness, attualmente istruttore attività di base Fc Union Pro 1928)

segui la sua pagina Facebook 

https://www.facebook.com/lavitainunpallone/


 

Cerca nel blog

Ti potrebbe interessare: