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Il modo di essere allenatore

10 Settembre 2019

l modo di essere dell’allenatore rappresenta le fondamenta per l'instaurarsi di un rapporto efficace con il giovane bambino/ragazzo da formare. È importantissimo che il modo di essere dell’allenatore incontri il modo di essere del genitore.

L’allenatore – educatore presenta tre caratteristiche fondamentali nel suo modo di essere e di agire infatti egli deve:

-        essere autentico, deve presentarsi quindi in maniera trasparente e vera

-        avere una incondizionata considerazione positiva e quindi non deve aver pregiudizi o lasciarsi condizionare da dei preconcetti infatti ogni volta che incontriamo un bambino non è mai lo stesso dell’incontro precedente (è in continua evoluzione)

-        accogliere il bambino empaticamente e riconoscere quindi le sue emozioni, sensazioni come proprie

Colui che ricopre l’incarico di allenatore non può lasciare mai nulla a caso, deve essere preparato e deve continuare sempre a formarsi ed aggiornarsi per poter leggere ed affrontare i vari cambiamenti ed evoluzioni che gli si presentano.

L’allenatore può considerarsi come un maestro.

Il maestro è il punto di riferimento di ogni bambino e viene considerato come un modello da imitare. Spesso ci dimentichiamo di quanto possa essere determinante tale figura nella crescita psico-fisica del bambino creando talvolta danni enormi sull’autostima, efficacia e consapevolezza del sé in ognuno di essi.

È importante quindi adottare un linguaggio corretto, adatto alla fascia d’età, è importante l’utilizzo del tono della voce, della postura del proprio corpo e soprattutto della coerenza delle proprie parole con le proprie azioni.

Il Maestro considera tutti i bambini allo stesso modo, dando però importanza all’unicità di ognuno, comprendendo quindi le necessità di ogni singolo: c’è quello più timido, quello più spigliato, quello con i genitori divorziati ecc..

Il Maestro elogia in pubblico e consiglia in privato.

Il Maestro deve dare importanza ai valori veri, egli deve creare un legame di amore con il bambino, gli deve voler veramente bene, deve creare un dialogo, deve porsi al suo stesso livello e deve esserci rispetto reciproco, infatti l’uno ha bisogno dell’altro.

Il Maestro è una persona che deve porre al centro di tutto il bambino,in qualsiasi situazione, egli ha la capacità di estraniarsi dal contesto del risultato e di concentrarsi invece sulla crescita emotiva e deve quindi essere in grado di gestire le proprie emozioni, avere autocontrollo.

La priorità sta nell’educare, avere cura e trasmettere amore e fiducia.

A mio parere l’aspetto emotivo, psicologico e relazionale devono essere privilegiati a quello tecnico, in qualsiasi annata, soprattutto poi quando parliamo di bambini molto piccoli.

Lo sport, il calcio devono far parte del percorso di vita di ogni ‘ometto’: il calcio deve essere inteso come scuola di vita.

 Il potere che il gioco ha nei confronti del bambino è incredibile, egli ha la possibilità di imparare giocando (non dimentichiamo che per i bambini il gioco è una componente molto seria), confrontarsi e conoscere il rispetto delle regole e dello stare in gruppo ed è per questo che il percorso da seguire all’interno dell’attività sportiva deve essere il più completo possibile al fine di far tirar fuori al bambino tutti i suoi talenti con particolare attenzione alle life skills le quali serviranno poi all’adulto di domani.

Il Maestro pertanto ti aiuta nel percorrere questa strada, questo percorso fatto di stimoli continui, incoraggiamenti, feedback positivi, ti permette di costruirti un pensiero tuo e quindi di farti ragionare con la tua testa. 

Egli è capace di farti intraprendere la strada corretta, di crearti un contesto facilitante nel quale ti possa esprimere e conoscerti per potertela cavare in autonomia.

Molto utile in ciò è l’applicazione del metodo induttivo con il quale si porta il bambino a riflettere e a risolvere delle situazioni, il tutto avviene attraverso delle domande e degli input che l’istruttore pone al bambino, in tal modo trova la risposta a tutto in maniera autonoma (la cosiddetta scoperta guidata). 

Un apprendimento avvenuto attraverso il metodo induttivo è per sempre anche se richiede più tempo e pazienza rispetto al metodo deduttivo con il quale io istruttore dico al bambino cosa fare e gli risolvo io ogni tipo di problema che egli si trovi ad affrontare durante il suo percorso di crescita sportiva. Il maestro è in grado di utilizzare entrambi i metodi efficacemente portando quindi il bambino a crescere, l’errore diventa fondamentale in quanto parte dell’apprendimento e bisogna stare attenti perché spesso non si attribuisce la corretta valenza educativa.

Tutto ciò rimanda però alla relazione tra maestro ed allievo in quanto l’apprendimento, la crescita avviene in maniera molto più semplice e spontanea nel momento in cui il rapporto tra i due sia di amore e fiducia totale.

 Il bambino non deve sentirsi giudicato dal mister, non deve aver paura di sbagliare, di far domande bensì deve sentirsi libero ed in diritto di esprimersi, di dire la propria idea e sviluppare anche un pensiero critico.

Il Maestro deve avere una incondizionata considerazione positiva, deve dimostrare sempre totale fiducia nei confronti del bambino il quale è in continua evoluzione e deve far notare ad ognuno ogni singolo miglioramento.

 Deve tenere alta la motivazione anche attraverso le proposte che fa durante la seduta di allenamento le quali devono essere sempre divertenti e adatte alla categoria.

Se un esercizio non riesce o un bambino non capisce dobbiamo sempre farci noi una colpa in quanto non siamo riusciti ad esprimerci in maniera chiara oppure abbiamo proposto un esercizio non adatto in quel preciso momento: mai puntare il dito nei confronti del bambino! 

Il maestro deve sempre chiedersi cosa può fare per quel bambino senza affibiare quindi delle etichette stabili, ma agire ed impegnarsi al fine di fargli sviluppare competenze 

L’empatia è una delle qualità più importanti insieme alla pazienza, il Maestro deve comprendere come si sente il bambino in una determinata situazione ed agire di conseguenza, non deve farsi prendere dai problemi personali familiari o lavorativi in quanto i bambini sono in grado di riconoscere e di assorbire il nostro stato emotivo: se siamo allegri trasmettiamo allegria, se siamo stanchi ed arrabbiati trasmettiamo tutt’altro. 

Dall’analisi transazionale si evince come in ognuno di noi ci sia sempre un IO bambino oltre che all’IO adulto ed IO genitore e pertanto non bisogna cercare di nascondere questa parte bensì tirarla fuori, ricordarci che siamo stati anche noi bambini e di cosa provavamo a giocare, di quanta importanza davamo al pensiero dell’adulto, di quanto volevamo giocare semplicemente per divertirci.

 

Mariano Angelico

(Master SBS in Strategie per il Business dello Sport, Laureato in scienze motorie indirizzo calcio, Allenatore abilitato Figc, Master AICS in Fitness, attualmente istruttore attività di base Fc Union Pro 1928)


 

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