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Come incrementare la motivazione degli atleti? – il modello allenatore/atleta

29 Gennaio 2019

In questo articolo verrà presentata una ricerca del 2003 “The coach–athlete relationship: a motivational model” di G. A. Mageau and R. J. Vallerand.

Lo scopo di questa ricerca è quello di presentare un modello motivazionale della relazione allenatore-atleta che descrive come l’allenatore può incrementare la motivazione degli atleti attraverso comportamenti che hanno il fine di supportare e di incrementare l’autonomia.

Diversi studi hanno dimostrato che la relazione allenatore-atleta influenza la motivazione degli atleti migliorando anche le prestazioni.

Lo scopo di questo articolo è quello di presentare modello motivazionale del rapporto allenatore-atleta (vedi Fig. 1) che descrive come gli allenatori possono influenzare la motivazione degli atleti.

Si propone un modello motivazionale in sequenza in cui la tipologia di trasmissione delle informazioni degli allenatori, il contesto in cui essi operano e le loro percezioni sul comportamento e sulla motivazione degli atleti influenzano i loro comportamenti da allenatori. A loro volta, i comportamenti degli allenatori influenzano l’autonomia, la relazione e la percezione delle competenze degli atleti . La soddisfazione di quest’ultimi tre bisogni determinano l’incremento della motivazione nell’atleta.

Il modello sottolinea che l’allenatore deve mettere in atto comportamenti di autonomia e di supporto all’atleta. Mettere in atto questi comportamenti significa che un individuo in una posizione di autorità (allenatore) riesce a mettersi in prospettiva dell'atleta (cerca di comprendere cosa sente, pensa ecc.). Questa tipologia di comportamenti implica, quindi, che gli atleti siano considerati come individui che meritano l'autodeterminazione, e quindi, non devono essere considerati semplici pedine da controllare al fine di ottenerne un risultato.

Gli allenatori che utilizzano comportamenti volti al supporto e l’autonomia:

 

1) Permettono all’atleta di scegliere: molti studi hanno dimostrato che lasciar scegliere il soggetto incrementa la motivazione intrinseca.

2) Forniscono una spiegazione riguardo i compiti, i limiti e le regole: significa che l’allenatore deve fornire spiegazioni logiche. Questo comportamento facilita l’interiorizzazione delle ragioni sottostanti l’impegno dovuta all’attività svolta.

3) Si mette nella prospettiva dell’atleta: gli atleti dovrebbero essere percepiti dal loro allenatore comeindividui con bisogni e sentimenti specifici. L’allenatore riconosce l’atleta come persona e non come una pedina che deve essere diretta.

4) Offrono l’opportunità di prendere iniziative e svolgere esercizi in autonomia; un allenatore che, anche con le migliori intenzioni, fornisce supporto quando non è necessario e costringe i loro atleti ad obbedire alle loro istruzioni viene percepito dall’atleta come controllante. Questi ultimi comportamenti mettono a repentaglio la motivazione degli atleti, limitando le opportunità dell’atleta di prendere iniziative e di essere creativo.

5) Forniscono feedback sulle competenze; il feedback verbale positivo influenza positivamente la motivazione intrinseca dell’atleta (bisognerebbe fornire informazioni realistiche e incrementare nell’atleta la motivazione a correggere l’esercizio svolto).

6) Evitano le critiche: le critiche inducono l’atleta a provare sensi di colpa che mirano la sua autonomia e la sua motivazione.

7) Evitano le ricompense tangibili: le ricerche hanno dimostrato che le ricompense tangibili non hanno necessariamente esiti positivi sulla motivazione intrinseca.

9) Promuovere l’orientamento al compito e non l’orientamento al sé: l’allenatore dovrebbe promuovere il confronto dell’atleta con sé e non il confronto con gli altri compagni.

 

Bibliografia

G. A. Mageau and R. J. Vallerand (2003), The coach–athlete relationship: a motivational model, Journal of Sports Sciences, 2003, 21, 883–904

 

Cavallone Monica Psicologa e consulente in Psicologia dello Sport - E-mail: 11031988@tiscali.it


 

 

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