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La dual-career degli studenti-atleti nella scuola secondaria: Conclusioni

27 Gennaio 2019

L’ipotesi del nostro modello progettuale, che potrà essere perfezionata sulla base
dei risultati provenienti dai suoi adattamenti ed implementazioni, intende
mostrare come un approccio sistemico efficace per gli studenti-atleti possa essere
messo a punto solo con il coordinamento tra i diversi agenti che sono coinvolti nel
processo. Questa rete di relazioni deve necessariamente trasformare la propria
visione per divenire un’unità funzionale.
Il concetto di dual-career ha bisogno, però, non solo di un ripensamento della
scuola come luogo deputato alla trasmissione del sapere, ma anche di un
cambiamento concettuale dello sport stesso da intendersi quale pratica educativa
e “forma”di capitale umano in grado di sviluppare conoscenze e competenze. In
questo senso lo sport va ripensato e considerato uno strumento della bildung
umana: vale a dire uno strumento che contribuisce allo sviluppo del life-long
learning nel contesto di un sistema formativo concepito in una prospettiva
sistemica che non separa l’acquisizione delle abilità e delle competenze tecniche
dall’acquisizione dei contenuti impliciti nei valori umani (Zagelbaum, 2014).
Del resto la scuola da sola non può prendersi cura degli studenti-atleti e
sviluppare le loro competenze solo attraverso i processi di apprendimento legati
all’istruzione. Per imparare realmente, gli studenti-atleti devono sentirsi parte ed
essere sempre membri attivi e protagonisti di un sistema educativo che sostiene
l’atleta in tutte le fasi della vita professionale e personale.
D’altro canto le società sportive devono comprendere che l’atleta è prima di
tutto una persona che deve essere rispettata ed educata nella sua globalità
mirando a valorizzare, sviluppare e integrare tutte le sue dimensioni e
competenze. Solo in questa visione lo sport può attuare realmente le sue
potenzialità educative. Questo significa concretamente che le associazioni e le
società sportive dovrebbero pensare nuove modalità per valorizzare la
formazione scolastica inserendo, ad esempio, all’interno dei sistemi di valutazione
dell’atleta anche il criterio dell’impegno scolastico come elemento fondamentale
per la partecipazione alla pratica sportiva. Potrebbero, inoltre, sperimentare
sistemi di tutorship con la finalità di supportare i giovani atleti nello studio e dare
vita ad una circolarità comunicativa con il sistema scolastico e la famiglia, attuando
quell’unità funzionale e quell’interdipendenza propria dei sistemi educativi.
Potrebbe essere necessario, a tal fine, ripensare la formazione stessa degli
operatori sportivi che sono parte fondamentale di questa rete. Formazione che
dovrà, quindi, centrarsi sulla valorizzazione di quegli aspetti dello sviluppo umano
che sono propri di una visione dello sport come agente educativo.
Flessibilità e necessità in un approccio sistemico rappresentano, dunque, le
principali sfide che la pedagogia contemporanea, che finisce qui per declinarsi
come una pedagogia sociale dello sport, è chiamata ad affrontare dinanzi alla dualcareer
degli studenti-atleti. Sfida che sta tutta nel riuscire a trovare una
metodologia efficace che metta insieme e sia in grado di conciliare, adattandola
alle esigenze ed ai bisogni personali, l’educazione e la carriera professionale
(Soltz, 1986; Casucci, 2002).
Per l’atleta diventato studente o per lo studente diventato atleta, pertanto, lo
sport deve rappresentare un serbatoio di opportunità per realizzare nella
pienezza dei valori umani la sua vita come persona e come professionista che ha
bisogno sempre della scuola e dei suoi saperi per essere un miglior cittadino,
donna o uomo che sia.

FINE ULTIMA PARTE

FONTE: Università degli Studi di Roma “Foro Italico”

C.S.

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