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La Croazia un sogno mondiale lungo 20 anni

15 Gennaio 2019

 

La Croazia ai Mondiali del 1998 in Francia sorprese tutti, alla sua prima partecipazione in un mondiale arrivò ad un passo dalla finale, arrendendosi solo ai padroni di casa della Francia, il terzo posto finale aveva del miracoloso, un traguardo che sembrava quasi irripetibile, ma vent’anni dopo in Russia una nuova generazione di croati, cresciuti nel mito dei ragazzi del 98 farà ancora meglio, arrivando in finale, e perdendo nuovamente contro i francesi, che per due volte si sono messi tra i croati e il loro sogno mondiale.

Quella della Croazia è una storia che va raccontata, fino al 1990 la Croazia era uno stato dipendente della Jugoslavia sotto il dominio del maresciallo Josip Broz, noto come Tito, che aveva instaurato in tutti i Balcani una repubblica socialista federale.

“Sei stati, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni, due alfabeti e un solo Tito” questa era la filastrocca usata nei paesi Balcani fino agli inizi degli anni novanta, poi dopo la guerra dei Balcani, i vari stati ottennero la indipendenza, uno di quei stati era appunto la Croazia.

Il 25 giugno 1991 la Croazia come stato indipendente  formò un proprio governo, una propria costituzione e una propria nazionale di calcio.

La nazionale croata è entrata a far parte della Fifa nel 1992 e all’Uefa nel 1993, i calciatori della nazionale croata vengono chiamati i Vatreni (gli infuocati).

La sua prima partecipazione ad una competizione di calcio è stata nel 1996 gli Europei in Inghilterra, disputarono un buon torneo arrivando fino ai quarti di finale dove furono sconfitti per 2 a 1 dalla Germania futura campione.

Nel 1998 la Croazia si qualifica al primo Mondiale della sua storia, dopo aver vinto lo spareggio contro l’Ucraina, in Francia va una rosa piena zeppa di talenti considerati la “generazione d’oro” dei balcanici, allenati da Miroslav Ciro Blazevic amante dei buoni vini, considerato un vero stregone della panchina, perché fissato con gli oroscopi, si racconta che sceglieva i calciatori da mandare in campo consultando gli astri , e che in Francia gli veniva spedito via fax prima delle partite.

La sua Croazia giocava con il modulo 3-5-2: tra pali giocava Ladic, storico portiere della Dinamo Zagabria, la difesa a tre, con Dario Simic, ex Inter e Milan, poi Igor Stimac e Slaven Bilic, che qualche anno dopo alleneranno tutti e due la Croazia, un centrocampo schierato a 5, dove sugli esterni giocavano Mario Stanic ex Parma (un suo gol contro il Milan 0 1 a San Siro nel dicembre 1996 salvò la panchina del Parma a Carlo Ancelotti) e Chelsea, e Robert Jarni, in Italia nella prima metà degli anni ’90, con Bari, Torino e Juventus.

In mediana il roccioso Soldo, centrocampista dello Stoccarda, e Asanovic, breve passato nel Napoli, sulla trequarti Zvonimir Boban, numero 10 e capitano della squadra, il più talentuoso di tutta la squadra.

In attacco giocavano Goran Vlaovic, ex Padova, poi passato anche al Valencia, e Davor Suker, il “goleador”, il trascinatore della squadra in quel Mondiale.

Davor Suker era reduce da due spettacolari stagioni con il Real Madrid: nella stagione 1996/97 in coppia con il montenegrino Mijatovic si aggiudica lo scudetto e l’anno successivo la Champions League, battendo in finale la Juventus

In rosa poi c’è Robert Prosinecki, meriterebbe un capitolo a parte, talento ribelle e classe da vendere, centrocampista tecnico è il primo ricambio croato, ha giocato nel Real Madrid e Barcellona si è infortunato tante volte e tante volte è ritornato, ha vinto la Coppa dei Campioni con la Stella Rossa nel 91, papà croato e mamma serba, può vantare un record, come Monti, Ferenc Puskas, e Josè Altafini, cioè giocare due mondiali con due nazionali diverse: Jugoslavia nel 1990 e Croazia 98  ma ad oggi, è stato l’unico capace di segnare con due nazionali diverse

La Croazia è inserita nel gruppo H, con Argentina, Giamaica e Giappone, vince le prime due partite del girone, perde solo 1-0 contro l’Argentina ultima partita e passa come seconda dietro gli argentini, trascinati da un grande Davor Šuker, che dopo aver segnato due reti nella fase a gironi trasforma il rigore con cui gli uomini di Blažević eliminano la Romania di Gheorghe Hagi, agli ottavi di finale.

Ai quarti di finale arriva la sfida proibitiva contro la Germania allenata da Berti Vogts, dove giocano giocatori del calibro di Matthäus, Hässler, Klinsmann, Bierhoff, solo per citarne alcuni e che due anni prima era diventata campione d’Europa a Wembley ed aveva eliminato i croati ai quarti.

La partita ha un antefatto, ma bisogna spostare le lancette del orologio indietro di 11 anni, fino al 25 ottobre 1987, all' Estadio Nacional di Santiago del Cile la Jugoslavia ancora unita si laurea Campione del Mondo Under-20, quella è una delle nazionali giovanili più ricche di talento di sempre dove giocano Zvonimir Boban, Predrag Mijatović, Davor Šuker, Robert Prosinečki, hanno eliminato la Germania Est di un giovanissimo Matthias Sammer in semifinale, e vincono il titolo mondiale in finale ai rigori contro la Germania Ovest allenata proprio da Berti Vogts. I

l rigore decisivo viene segnato da Boban, autore anche del momentaneo 1-0 nei tempi regolamentari, quando segna corre a perdifiato sulla pista d’atletica cercando i tifosi jugoslavi per poter festeggiare con loro, jugoslavi appunto, non serbi, croati o montenegrini.

Undici anni dopo da quel giorno, in Francia, Boban è il capitano della nazionale, con lui ci sono ancora Šuker, Prosinečki e Robert Jarni mentre Vogts che non ha dimenticato quella notte guida una Germania ormai unita, nel frattempo ci sono state guerre, morti, indipendenze, cadute di muri e unificazioni.

La partita si gioca il 4 luglio 98 a Lione in quella che è probabilmente una delle partite più belle ed emozionanti nella storia della nazionale croata.

Finisce 3 a 0, segnano Jarni da fuori, Goran Vlaović in contropiede e Davor Šuker a pochi minuti dalla fine mette il sigillo finale, mentre Dražen Ladić para tutto.

Ecco il video di quel match

http://www.calcioscout.com/eventi-e-cronache/2019-01-14/germania-croazia-1998

Pochi giorni dopo a St. Denis, allo Stade de France si gioca per la storia, la semifinale è Francia-Croazia con i padroni di casa, almeno sulla carta superfavoriti, ma è la Croazia a passare in vantaggio con il solito Suker appena iniziato il secondo tempo, poi è Thuram con una doppietta a spezzare il sogno croato e a portare i francesi in finale.

Nella finale per il terzo posto, contro l’Olanda, i croati vincono 2 a 1 con gol di Robert Prosinecki e ancora Davor Suker, che sarà capocannoniere del mondiale con 6 gol, la Croazia sarà terza, un risultato impensabile alla vigilia, è la notte del 11 luglio 98, una notte di gioia, per il popolo croato si festeggia per le vie di Zagabria, di Spalato, da ogni parte della Croazia la che solo pochi anni prima erano teatro di scontri sanguinosi, si festeggia anche a Zara città della Dalmazia croata dove c’è anche un ragazzino di 15 anni, che piange di gioia davanti al televisore sognando un giorno di emulare il suo idolo Boban, quello di giocare un mondiale da capitano con la maglia a scacchi biancorossa numero 10, il suo nome è Luka Modric, con lui quelle notte sogneranno altri ragazzini, e saranno protagonisti 20 anni dopo di un altro sogno mondiale.

 

La Croazia 2018 è figlia di quella notte, come dichiarato dallo stesso Modric; “Quella squadra ci ha dato la speranza di pensare che avremmo potuto fare qualcosa di grande in Russia”.

E pensare che i croati in Russia hanno rischiato di non andarci proprio, inserita nel gruppo I di qualificazione europea insieme ad Islanda, Ucraina, Kosovo, Turchia e Finlandia, il 7 Ottobre 2017 dopo il pareggio in casa contro la Finlandia, la Croazia scende al 3° posto nel girone di qualificazione, alle spalle di Islanda ed Ucraina, era quasi fuori dal mondiale, considerando che l’ultima partita si giocava proprio in casa dell’Ucraina di Shevchenko, e con giocatori importanti fuori per infortunio o non al meglio.

La Federazione croata decide, con gran coraggio, di esonerare il c.t. Ante Cacic tre giorni prima della decisiva partita in Ucraina scegliendo come c.t “ad interim” il quasi sconosciuto Zlatko Dalic, che negli ultimi anni aveva allenato con discreto successo squadre di calcio arabe, per cercare almeno un punto per qualificare i croati ai play off.

Mentre la Federazione cerca un “vero” tecnico tra gli altri viene contattato anche Carlo Ancelotti, Dalic, assunto “a gettone” per una sola partita due giorni prima, e che ha il suo primo incontro con la squadra in aeroporto, va a vincere in Ucraina, 2-0 con una doppietta di Kramaric. 

L'entusiasmo popolare convince il presidente della federazione croata a confermare Dalic anche per le due gare di play-off con la Grecia, e grazie alla vittoria 4-1 in casa e allo 0-0 in trasferta qualifica i croati al mondiale russo, con due prove molto convincenti sia dal punto di vista del gioco e che del carattere, Dalic viene confermato nel ruolo di commissario tecnico che avrebbe guidato la Croazia ai mondiali.

A proposito il presidente della federazione croata è Davor Suker l’eroe di Francia 98 un filo conduttore che lega i ragazzi del 98 con la generazione del 2018. Il resto è storia recente la Croazia in Russia è considerata alla vigilia una delle possibili sorprese, ha molti talenti in rosa come Luka Modric il capitano, Ivan Rakitic, Mario Mandzukic Mateo Kovacic Marcelo Brozovic, Ivan Perisic, è inserita nel girone D con Argentina, Nigeria, e Islanda, passa come prima del girone, come nel 98 si gioca il primo posto con l’Argentina, che viene spazzata via con un clamoroso 3 a 0.

Dagli ottavi in poi iniziano delle vere battaglie, i Vatreni andranno sempre ai supplementari, 360 minuti in campo, agli ottavi e ai quarti, vinceranno ai rigori contro Danimarca e Russia, qui l’eroe è il portiere Danijel Subašić.

Iin semifinale vincono nei tempi supplementari contro l’Inghilterra 2 a 1, con gol di Mario Mandzukic a pochi minuti dai rigori, in finale contro la Francia non c’è partita i francesi molto più forti vincono 4 a 2.

Zlatko Dalić da perfetto sconosciuto, allenatore a gettone per una sola partita, è l’eroe di una nazione, ha fatto il miracolo di portare una nazione con poco più di 4 milioni di abitanti in una finale mondiale, lui che porta sempre con sé un rosario consacrato a Medjugorje. Modric il bambino che piangeva nel 98 e sognava di emulare il suo idolo Boban, sarà il migliore calciatore del mondiale e vince il pallone d’oro a fine anno.

Il giorno dopo esplode la festa per le vie di Zagabria all’arrivo della squadra, più di 500.000 persone in strada a festeggiare, il 13% della popolazione totale della Croazia.

Il bus scoperto con a bordo i giocatori della nazionale, portato in trionfo come eroi circondati da una marea di tifosi croati con le maglie a scacchi biancorosso. E che tra migliaia di tifosi festanti quel giorno cera una nuova generazione di ragazzini che ha gioito e sognato insieme ai loro idoli, e che tra vent’anni ritroveremo in un mondiale e riscriveranno la storia della nazionale croata.

 

Raffaele Frolli


 

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