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La dual-career degli studenti-atleti nella scuola secondaria: Prima parte

06 Gennaio 2019

Il concetto di dual-career, secondo la definizione data dall’Unione Europea,

consiste nel dare agli atleti la possibilità di avviare, sviluppare e terminare con
successo un percorso sportivo di alto livello, in combinazione con il
perseguimento di obiettivi legati alla formazione, al lavoro e ad altri obiettivi
importanti nelle diverse fasi della vita. Questi obiettivi, legati alle varie dimensioni
della personalità, sono rappresentati dall’avere un ruolo nella società, dal
garantirsi un reddito soddisfacente, dallo sviluppo di un’identità personale e dalla
gratificazione affettiva e sociale (European Commission, 2012; Geraniosova &
Ronkainen, 2015).
Noi sappiamo, tuttavia, come confermato anche dalle ricerche condotte in
questo campo, che la combinazione della carriera sportiva con la formazione
rappresenta, per gli atleti, una notevole sfida che richiede alti livelli di
motivazione, impegno e responsabilità. Una delle difficoltà maggiori consiste
proprio nello sviluppare la capacità di organizzare positivamente la propria vita,
per evitare di dover scegliere tra massimizzare il proprio potenziale atletico
oppure ottenere una formazione che consenta la costruzione di opportunità
occupazionali anche nella post career (Lavallee & Wylleman, 2000; Stankovich et
al. 2001).
In questo contesto, così difficile e complesso, assumono un’importanza
notevole le prassi educative finalizzate a proteggere, salvaguardare, assistere e
promuovere i diritti educativi degli atleti, favorendo la conciliazione con il sistema
educativo ed il mercato del lavoro. Aiutare i giovani atleti a compiere scelte per
indirizzare e costruire al meglio uno specifico progetto di vita e di lavoro
rappresenta oggi la nuova sfida pedagogica, oltreché, la nuova frontiera
dell’orientamento allo sport nelle politiche educative dei Paesi più sviluppati
(Isidori, 2016).
Il punto di partenza etico di questa sfida pedagogica è il riconoscimento
dell’atleta come agente mediatore e “attuatore” dei valori educativi dello sport.
L’educazione è un diritto umano e l’atleta, in quanto persona che serve la
comunità attraverso lo sport, merita di essere aiutato a godere di questo diritto in
tutte le fasi della sua vita (Schweiger, 2014).
Le Linee Guida Europee (European Commission, 2012), riguardanti le
raccomandazioni delle azioni politico-educative a supporto della dual-career degli
atleti, hanno avuto l’intento di sensibilizzare e responsabilizzare i governi, gli enti
sportivi, gli istituti deputati all’istruzione e il mercato del lavoro ad agire
concretamente per sviluppare percorsi di dual-career coerentemente con gli
obiettivi della Strategia per la crescita Europa 2020 che suggerisce di agire per la
prevenzione dell’abbandono scolastico e per il rafforzamento delle possibilità di
occupazione per i lavoratori.
In Italia, in molti casi mancano ancora convenzioni solide tra il sistema
sportivo, il settore dell’istruzione e della formazione e il mercato del lavoro. Un
passo importante è stato la recente istituzione dei Licei Scientifici ad Indirizzo
Sportivo, regolamentati dal D.P.R. n. 52/2013, che hanno «lo scopo primario di
rispondere all’esigenza, diffusa tra i giovani e avvertita dalle famiglie, di conciliare
la pratica sportiva con la formazione scolastica» (Salisci, 2016, p.70).
Recentemente, inoltre, la riforma della scuola, attuata con la Legge del 13
Luglio 2015, n. 107, ha individuato tra gli obiettivi formativi prioritari l’attenzione
alla tutela del diritto allo studio degli studenti praticanti attività sportiva agonistica
(art. 1 comma 7). Questa legge ha di fatto aperto la strada a possibili accordi tra
istituzioni scolastiche e associazioni sportive e allo sviluppo di ricerche e
interventi volti a favorire percorsi efficaci di dual-career per gli studenti-atleti per
trovare un equilibrio tra la formazione sportiva e l’educazione.

Le ricerche sulla dual-career si concentrano, di solito, sugli atleti-studenti
impegnati in percorsi universitari. Mancano, di fatto, nel nostro Paese studi
significativi che analizzano le problematicità della dual-career degli studenti delle
scuole secondarie. Ciò che si avverte, non è soltanto la quasi totale assenza di
ricerca in questo campo, ma anche la necessità di progettare nell’immediato
interventi pedagogici che possano favorire azioni efficaci anche negli istituti
secondari che non si configurano come “Licei Sportivi”.
1. La dual-career degli studenti-atleti nella scuola secondaria: i nodi del problema
Alcune ricerche svolte nel contesto del progetto europeo Development an
innovative European Sport Tutorship model for the dual-career of athletes –
ESTPORT2 ci hanno permesso di acquisire alcuni dati (raccolti principalmente
attraverso l’analisi della letteratura esistente (Isidori 2015a; 2015b; 2015c; 2016), la
comparazione delle esperienze, lo studio dei casi e la raccolta di dati attraverso la
ricerca qualitativa sul campo) e di pensare un’ipotesi progettuale di intervento
per promuovere la dual-career degli studenti-atleti nella scuola secondaria italiana
di secondo grado, al fine di favorire la loro realizzazione non solo come atleti e
studenti, ma come persone competenti e validi membri della società (EOC-EU,
2011; Bastianon, 2014).
Nello specifico sono state realizzate interviste a testimoni privilegiati (dirigenti
scolastici, dirigenti di società sportive, insegnanti e studenti-atleti di scuola
secondaria di secondo grado) e focus group composti da ricercatori, studentiatleti
e insegnanti di scuola secondaria. I soggetti coinvolti provenivano tutti dalla
Città di Roma e dalla relativa Provincia.
I dati raccolti hanno confermato le problematicità indicate nella letteratura di
riferimento (Adler & Adler, 1985; Ryan, 1989; Diersen, 2005; Stambulova & Ryba,
2013) ed in particolare:
a) Per gli studenti-atleti sono emerse difficoltà nel conciliare i tempi dello studio
con quelli dell’allenamento e un sentimento di disagio legato alla percezione
di una estraneità sostanziale tra i due ambiti, con tentativi di prevaricazione di
uno rispetto all’altro con richieste non sempre coerenti e quasi sempre in
opposizione. Per ambiti si intendono il mondo scolastico e quello sportivo nei
quali spesso manca il reciproco riconoscimento di una pari dignità nell’ottica
di un sistema formativo allargato e/o integrato. A questo si aggiunge un
sentimento di demotivazione allo studio spesso legato alla mancanza di
metodologie didattiche percepite come non sempre stimolanti e adeguate ai
propri bisogni formativi e alla difficoltà di recuperare le lezioni perse a causa
della partecipazione agli eventi e competizioni sportive. Demotivazione che si
rafforza nell’assenza di un percorso formativo personalizzato capace di essere
flessibile da un punto di vista di programmi, orari e frequenza scolastica e
incapace di sostenere con figure e supporti specifici il processo di
apprendimento. Oltre a queste fragilità i giovani studenti-atleti riferiscono del

2 Si tratta di un progetto Erasmus+ approvato nel 2014 con il codice 557204-EPP-1-2014-
1ES-SPO-SCP frutto del lavoro di collaborazione tra: l’Università di Roma “Foro Italico”
(Italia), l’Università San Antonio di Murcia (Spagna), l’Università di Malta (Repubblica di
Malta), la Trinity University di Leeds (Regno Unito), e l’Università della Tessaglia (Grecia).
Il progetto ha lo scopo di costruire e sperimentare un modello pedagogico di tutorato
efficace per gli studenti-atleti.
loro senso di isolamento rispetto al contesto della classe. Isolamento che
contribuisce a rendere la scuola un luogo estraneo e, quindi, non favorevole
allo sviluppo didattico-educativo;
b) Per gli insegnanti si sono evidenziate difficoltà nel valutare gli studenti-atleti
per le loro continue assenze, nel pianificare attività di recupero, nel trovare
una modalità di comunicazione efficace e nel relazionarsi con i genitori degli
stessi.
c) I docenti hanno, inoltre, evidenziato la quasi completa assenza di dialogo con
le società o associazioni sportive e la loro scarsa attenzione alla dimensione
formativa dell’atleta;
d) I dirigenti scolastici riferiscono una carenza di normative e di conseguenti
azioni specifiche di supporto, da parte del ministero dell’istruzione, per lo
sviluppo di interventi rivolti alla formazione degli studenti-atleti oltre ad una
scarsa comunicazione e interazione con le società ed i centri sportivi che
accolgono giovani atleti in età scolare e le famiglie. Ciò rende difficile
individuare azioni innovative efficaci per lo sviluppo di metodologie e supporti
didattici e servizi destinati agli studenti-atleti;
e) Le associazioni e le società sportive, infine, percepiscono la scuola come un
possibile ostacolo alla carriera sportiva degli atleti e non sempre come una
risorsa. Confermano la quasi totale assenza di comunicazione e di rapporti
con le scuole frequentate dagli studenti-atleti, a meno che non siano quelle
convenzionate o presenti all’interno della società stessa. Dichiarano, inoltre, di
avere difficoltà ad organizzare azioni di tutorato scolastico per gli atletistudenti.
L’analisi, realizzata con il fine di esplorare l’attuale realtà che vivono gli
studenti-atleti, ha evidenziato le carenze e le problematicità riscontrate in questo
ambito.

FINE PRIMA PARTE

FONTE: Università degli Studi di Roma “Foro Italico”

C.S.

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