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A tutto Pierantonio Del Turco: "Adesso parlo io!" (1ª pt)

27 Luglio 2018

In esclusiva a CalcioScout c’è Pierantonio Del Turco, ex Vice Presidente della Calvi Noale, che in questa intervista rende pubbliche le sue dimissioni e racconta per la prima volta il perché di questa scelta, resasi necessaria dopo i comportamenti inspiegabili da parte del presidente Del Bianco e della società.

“Egregio Presidente Sig. Marco Del Bianco,

come comunicato in data 09/03/2018, non avendo ricevuto alcun riscontro, con la presente rassegno le mie dimissioni irrevocabili dalla carica di Vice Presidente e Responsabile Area Tecnica Prima Squadra e Juniores Nazionali della Società F.C. Calvi Noale srl.

In attesa di riscontro, ricordandovi di comunicare le mie dimissioni alla FIGC Venezia, saluto distintamente,

Pierantonio Del Turco”

Sig. Del Turco, come mai il 21 marzo 2018 ha scritto questa raccomandata a Marco Del Bianco? Questa è una raccomandata ufficiale  che ho inviato al Presidente e alla società perché non c’erano più quelle condizioni, soprattutto personali, che mi permettevano di occuparmi della Prima Squadra della Calvi con la passione e l’entusiasmo necessari per questo compito, affidatomi dal Presidente stesso all’inizio dell’anno.

Come hai sottolineato tu, la raccomandata è del marzo scorso, ma ad oggi né la società né un dirigente ha comunicato ufficialemente le mie dimissioni, a tal punto che se provate ad andare sul sito mi troverete ancora indicato come vicepresidente e responsabile dell’area tecnica (come si vede in foto n.d.r.). L’unica comunicazione è stata fatta, come da prassi, alla Lega Nazionale Dilettanti, che ha già registrato i documenti in data 26 marzo 2018.

Fatto sta, comunque, che la scelta della società di tenere nascosto il mio addio è stato un comportamento alquanto discutibile e poco professionale, nei miei confronti ma anche nei confronti dei tifosi.

Per questo, ho scelto di rendere pubbliche le mie dimissioni e di farlo attraverso CalcioScout.

Entriamo nel merito. È stata dura lasciare dopo sette anni intensi e ricchi di soddisfazioni? È stata una decisione dura, difficile, presa dopo vari mesi di riflessione, anche se con il senno di poi avrei dovuto prenderla alla fine della stagione 2016/17, ma il mio attaccamento alla Calvi Noale mi ha poi spinto a rimanere. Per svolgere al meglio questo ruolo, al di là dei costi e degli investimenti (che non vanno tenuti in secondo piano), ci vogliono però entusiasmo e passione, che a sua volta dovevo trasmettere alla squadra. Essendosi sviluppata poi una situazione in cui entusiasmo e passione erano venuti a mancare, sono stato veramente costretto a lasciare. La cosa più dura da affrontare, ancora adesso, è vedere in che modo si stanno comportando determinate persone nei miei confronti: il Presidente e la società, infatti, si stanno rendendo protagonisti di comportamenti ingiustificati, ridicoli e puerili, che non mi sento assolutamente di meritare.

È giunto quindi al limite, non poteva più continuare così. Ero arrivato al punto in cui non potevo davvero andare avanti, perché per me era diventato faticoso svolgere la mia attività all’interno di quell’ambiente.

Però l’ambiente che ha lasciato a marzo era completamente diverso da quello che aveva trovato sette anni fa al suo arrivo in società. Certamente! Quando sono arrivato, la Calvi era in seconda categoria e tra seconda e Serie D le cose sono molto diverse. In questi anni, però, mi sono reso conto che le persone cambiano e per vincere non bastano solo i grandi giocatori, ci vuole anche una grande società, con un forte spirito di collaborazione e con la volontà di remare tutti verso la stessa direzione, senza invidie. Forse non è un caso che quest’anno la Calvi sia retrocessa…

Quindi è questa la situazione che si vive ora a Noale? Sì, o meglio lo era fino a marzo quando sono andato via, poi non so cosa sia successo nei mesi seguenti. Io comunque mi auguro che le cose possano tornare come anni fa per una città che se lo merita. Però, quando me ne sono andato, le cose non andavano per nulla bene. Ad esempio, chi doveva fare il presidente aveva deciso di fare il direttore sportivo e il direttore dell’area tecnica, comandando a destra e a manca, dimenticandosi il proprio ruolo e mancando di rispetto alle persone che gli stavano attorno e che avevano chiare responsabilità, come il sottoscritto.

Si è chiesto il perché di tutto questo? Inizialmente no, ora invece me lo chiedo spesso, soprattutto da quando ho iniziato a subire cattiverie e infamie ingiustificate. Sto infatti cercando di capire quali sarebbero i miei errori che ora stanno spingendo alcune persone, in particolare il presidente, ad attaccarmi in maniera puerile e infantile, dopo sette anni in cui ho dato tutto quello che potevo dare e soprattutto stando sempre al mio posto, un posto che mi è stato poi preso impropriamente da qualcun altro.

La risposta quindi non c’è perché comunque lei è in pace con se stesso. Io sono a posto con la mia coscienza, mentre non so se la coscienza di altre persone gli permetta di essere onesti con loro stessi. Sicuramente onesti non lo sono stati con me. Comunque, una cosa che ho imparato in tanti anni non solo di calcio ma anche di imprenditoria, è che tutto nella vita prima o poi torna indietro, nel bene che nel male.

Sono passati quattro mesi ma questo incontro non c’è ancora stato. Come mai? Non me lo so spiegare, come non riesco a spiegarmi il fatto che nessuno abbia comunicato le mie dimissioni e il silenzio della stampa locale, che ne era a conoscenza. Inoltre, mi domando se non ci siano secondi scopi per i quali io debba rimanere ancora nello staff ufficiale e tra i soci della Calvi Noale. Probabilmente qualcuno pensa di poter usare ancora il mio nome, magari per prendere dei giocatori. Inutile dire che sono comportamenti alquanto scorretti, irrispettosi e poco professionali. La cosa che mi fa più arrabbiare, soprattutto con me stesso, è il fatto di essere stato raggirato da una persona, un omino, con il quale, per sua scelta, non ho avuto modo di confrontarmi come è normale tra persone che hanno condiviso sette anni di passione calcistica.

Se ora ti trovassi davanti il Presidente del Noale, cosa faresti? Non farei nulla perché attraversebbe la strada per non incrociarmi, codardo come si è dimostrato nell'ultimo periodo.

 

Non perdete martedì prossimo la seconda parte dell'intervista.

 

Andrea Bonso
@abonstweet

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