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La Metodologia G.A.G. (pt.1)

06 Luglio 2018

L’acronimo G.A.G. significa semplicemente Globale Analitico Globale ed è la sintesi del grande dilemma che per diversi anni ha interessato (ed interessa ancora) molti allenatori di calcio in relazione alla scelta del metodo di allenamento da impiegare e cioè della prevalenza e dell’efficacia del metodo Globale su quello Analitico e viceversa.

Nel metodo Globale si passa dal generale al particolare; esso si basa fondamentalmente sullo sviluppo del gioco e sulle fasi di gioco; inoltre le abilità tecniche e le situazioni di gioco vengono apprese congiuntamente in un unico contesto. La pratica globale ha un notevole peso in relazione all’apprendimento, infatti:

“….la psycologie du développement nous enseigne que l’apprentissage, qu’il soit intellectuel ou moteur, se fait toujours principalement de manière syncrétique ou globale: <l’enfant débute par le global et l’indifférencié> a dit J. Piaget (1971)”. E. Mombaerts.

[”…. la psicologia dello sviluppo ci insegna che l’apprendimento, sia intellettivo che motorio, si realizza sempre principalmente in maniera sincretica o globale: il bambino inizia dal globale e l’indifferenziato” ha detto J. Piaget (1971).”]

Tale metodo, tuttavia, limita l’acquisizione delle abilità tecniche ottenuta tramite ripetizioni stereotipate di movimenti, concentrandosi proprio sul gioco al fine di riscoprire l’importanza del gioco per eccellenza: il gioco di strada (apprendimento per mappa elastica).

I vantaggi del metodo globale consistono in:

  • un‘attività divertente soprattutto per i giovani calciatori che amano allenarsi giocando;

  • una presa di decisione molto alta; il giocatore sa sempre come comportarsi nelle varie situazioni di gioco, si tratta quindi di dotare di senso un gesto tecnico o un’azione singola o collettiva, cioè sapere quando e come impiegarli nel corso del gioco

  • un’alta capacità di assumere diversi ruoli e sottoruoli sociomotori nell’àmbito del gioco;

  • la possibilità di sviluppare le life skills di tipo sociale: relazioni interpersonali, comunicazione ed empatia;

  • un’alta possibilità di integrazione / alternanza con il metodo analitico.

Gli svantaggi del metodo globale consistono in:

  • un’acquisizione delle abilità tecniche più diluita nel tempo;

  • il percorso di apprendimento si svolge mediante prove ed errori, con evidenti limitazioni sull’esecuzione dei gesti tecnici;

  • l’incapacità di gestire particolari situazioni di gioco con cambio di ritmo (ad esempio nelle transizioni) a causa delle ridotte abilità tecniche.

Nel metodo analitico, al contrario, ci si muove dal particolare al generale; esso si basa sia sull’acquisizione di uno specifico gesto sia di una serie di gesti o situazioni suddivise in modo da poter analizzare e ricreare il movimento completo, istante dopo istante, il tutto poi da inserire (ma non contestualizzare) all’interno di un contesto globale. Nell’àmbito di tale metodo l’esaltazione della ricerca del gesto tecnico perfezionato fa passare in secondo piano la pratica globale che viene limitata, solitamente al termine dell’allenamento e per pochi minuti. L’acquisizione delle abilità tecniche in questo specifico metodo la fa da padrone, grazie alle ripetizioni sistematiche tese alla ricerca della migliore rappresentazione non solo del gesto tecnico ma anche della sua efficacia (apprendimento per mappa rigida).

Tale processo di apprendimento si basa sul susseguirsi di una serie di fasi nel corso delle quali si assiste ad un miglioramento dei processi mentali, da cui deriva uno sviluppo delle abilità tecniche che acquistano precisione e fluidità. Si procede dalla fase di coordinazione grezza, poi a quella della coordinazione fine ed infine allo sviluppo della disponibilità variabile, fase in cui il gesto tecnico si perfeziona.

I vantaggi del metodo analitico consistono in:

  • analisi di un solo aspetto del gioco in maniera isolata;

  • facilità di esecuzione, poiché il compito è focalizzato su una sola abilità;

  • acquisizione della tecnica in tempo ridotto;

  • esecuzione del gesto tecnico sempre più preciso, sicuro e fluido, grazie alle ripetizioni automatizzate e stereotipate;

  • buona integrazione / alternanza con il metodo globale.

Gli svantaggi del metodo analitico consistono in:

  • perdita del gusto di giocare al calcio da parte dei giovani calciatori a causa delle ripetizioni stereotipate e prolungate;

  • difficoltà da parte dei giocatori di dare un senso al gesto tecnico e quindi contestualizzare il suo inserimento nelle fasi di gioco a causa della mancanza della presa di decisione o una presa di decisione molto bassa;

  • limitata capacità di percezione a causa delle ripetitività del compito;

  • mancanza di creatività; poiché si presentano situazioni stabili non vengono sollecitate le life skills di tipo psicologico: Problem solving, Decision making e Pensiero creativo.

La sintesi fra questi due metodi porta proprio allo sviluppo di questo tipo di metodologia o di filosofia ( così considerata ad esempio in àmbito francese). Nell’ottica di tale metodo, l’obiettivo principale, nel corso del processo di formazione del giocatore viene focalizzato sullo sviluppo del pensiero tattico al fine di far migliorare le capacità tattico - cognitive (anche a scapito delle capacità motorie sia condizionali che coordinative) per sviluppare una vera e propria intelligenza di gioco.

In questo modo il giocatore sarà in grado di leggere le situazioni di gioco in maniera più agevole creando i presupposti per l’acquisizione di una vera e propria cultura tattica.

Sono diversi gli autori che hanno lavorato su questo modello nato in Francia che tuttavia è stato, razionalizzato e schematizzato da Erick Mombaerts, messo in pratica nel famoso “gioco alla nantese” di J. C. SUAUDEAU, nel corso del suo secondo mandato al Nantes, ma che era già stato teorizzato anni prima da Josè Arribas nell’àmbito de “l’école Nantaise”, da lui fondata, nella quale si sono formati calciatori del calibro di Marcel Desailly, Christian Karembeu e Didier Deschamps,

Proprio Deschamps in merito alla sua esperienza presso “l’ecole nantaise” affermava:

Je serai éternellement reconnaissant envers ce club pour tout ce qu'il a pu m'apporter, à tous les niveaux, dans l'apprentissage de mon métier, reconnaît-il. Je sais que le FC Nantes Atlantique m'a inculqué toutes les bases nécessaires, mentalement, physiquement et techniquement."

[“Sarò eternamente riconoscente a questo club per tutto quello che mi ha dato, ad ogni livello, nell’apprendimento della mia professione, sono consapevole che il FC Nantes Atlantique mi ha fornito tutte le basi necessarie, sotto il profilo mentale, fisico e tecnico.”]

Non è un caso che il campione francese abbia messo al primo posto proprio l’aspetto mentale, fondamentale nell’àmbito della metodologia G.A.G in relazione ai fattori, psicologico, cognitivo, sociale ed emotivo.

Josè Arribas, il fondatore della “école nantaise” non ha mai fatto mistero di prediligere le qualità del collettivo a quelle del singolo. Infatti il suo pensiero può essere meglio compreso nelle parole che seguono:

« Je crois qu’au-delà de la valeur individuelle de mes joueurs, ce qui est bien plus important, c’est la prise de conscience de leur valeur collective. C’est pourquoi, bien plus que d’un système ou d’une organisation de jeu, c’est d’une conception de jeu qu’il faut parler en ce qui concerne Nantes. Ou si vous préférez d’un état d’esprit que je peux traduire de la manière suivante : chacun essaie de se fondre dans l’ensemble et fait confiance au partenaire6. »

(JOSE’ ARRIBAS – FC NANTES.) 

[“Credo che al di là del valore individuale dei miei giocatori, la cosa più importante è prendere coscienza del valore collettivo. Questo perché più che di un sistema o di un’organizzazione di gioco, si tratta di una concezione di gioco di cui bisogna parlare per quanto riguarda il Nantes. O se voi preferite di una condizione spirituale che posso tradurre nella maniera seguente: ognuno cerca di fondersi nell’insieme e fa affidamento sui compagni.”]


 

J.C. SUAUDEAU, invece, nel corso delle sue esperienze, soprattutto al FC Nantes ha sempre fatto riferimento alle teorie di J. Arribas, ed in particolare durante suo secondo mandato nel club francese sviluppò un particolare tipo di gioco detto proprio “ alla nantese”.

SI trattava di un gioco veloce, votato all’attacco basato su uno spirito collettivo ed offensivo fondato su meccanismi rodati grazie ai quali venivano esaltate le qualità tecniche dei giocatori, la presa di decisione, la condizione fisica di alta qualità e l’importanza del movimento. J.C. Suaudeau proprio in merito a quest’ultimo elemento affermava:

« à Nantes, il y a toujours eu le mouvement. C'est la mobilité qui fait le jeu, c'est la base du jeu nantais »2. (SUAUDEAU JEAN-CLAUDE – FC NANTES.)

[“A Nantes, vi è sempre stato il movimento, è’ il movimento che fa il gioco, la base del gioco alla nantese.”]

Ed ancora:

C’est un football de mouvement habillé d’intelligence à travers la compréhension, la lecture du jeu. A partir d’une récupération intelligente, il s’agit de déséquilibrer un adversaire et, à ce moment là, le joueur important 20 est celui qui n’a pas le ballon car il doit faire des propositions, fournir des informations. A travers une pensée commune, c’est le collectif dans le mouvement.” (SUAUDEAU JEAN-CLAUDE – FC NANTES.)

[“E’ un calcio di movimento vestito d’intelligenza attraverso la comprensione e la lettura del gioco. A partire da un recupero intelligente, si tratta di disorientare l’avversario e, in quel momento, il giocatore importante è colui che non ha il pallone poiché deve fare delle proposte, fornire delle informazioni. Attraverso un pensiero comune, è il collettivo nel movimento.”]

Non può non notarsi nelle parole di J.C. SUAUDEAU un certo riferimento alla “Sociomotricità” di Parlebas, in relazione ai ruoli e sottoruoli sociomotori, che stanno ad indicare i compiti e le azioni motorie che ogni giocatore deve svolgere in un determinato contesto di gioco.

La metodologia G.A.G. come precedentemente accennato è infine stata razionalizzata e schematizzata da Erick Mombaerts che nei sui libri “Entrainement et performance collective en football” ( testo ormai introvabile se non di seconda mano) e “Pedagogie du football” ne descriverà le modalità e tramite ciò ne favorirà la sua diffusione.

Nelle sue opere E. Mombaerts sottolinea la funzione educativa del gioco e l’importanza che esso ha nella formazione dei giovani calciatori. Inoltre pone l’accento sul gioco di strada, forma globale privilegiata di apprendimento; tuttavia nonostante l’autore consideri la forma globale un mezzo efficace di apprendimento è anche consapevole del fatto che l’acquisizione di abilità di vario tipo possono essere apprese solo attraverso esercizi specifici ed automatizzati grazie a ripetizioni consapevoli.

Nell’àmbito di tale metodologia si evidenzia la presenza di un processo di apprendimento in cui il principale “attore” è quindi l’intelligenza di gioco che per essere sviluppata necessita della “presa di decisione” determinata dell’alternarsi di tre fasi e di tre differenti meccanismi che, tuttavia per funzionare devono essere interagenti fra loro. Se qualcosa in una fase non va a buon fine, questo si riverbera sulle fasi successive andando ad inficiare il risultato finale, poiché non vi sarà concordanza fra quanto percepito, quanto pensato e rappresentato mentalmente e quanto effettivamente realizzato.

Il processo inerente la presa di decisione risulta molto intuitivo nella strutturazione proposta da:

Le kick ça s’arrete - Ce n’est pas un jeu d’enfant que de s’occuper du soccer des enfants! - ARSO”

che suddivide le tre fasi ed i tre meccanismi sinteticamente nel seguente modo:

Fase 1 - cosa guardare?

Meccanismo di identificazione

Fase 2 - cosa scegliere?

Meccanismo di decisione

Fase 3 - come giocare?

Meccanismo di realizzazione

A prima vista appare chiaro che ci si trova di fronte ad una situazione di problem solving, decision making con la conseguente necessità di fornire una risposta creativa,

Attraverso i recettori sensoriali l’allievo si rende conto della varie situazioni di gioco constatando la presenza di un problema; dopo aver analizzato tutte le situazioni nel più breve tempo possibile (un giocatore di alto livello riesce a fare questo in un tempo brevissimo) deve effettuare una scelta, non una qualunque, ma la migliore scelta possibile, basandosi sulle pregresse esperienze e su fattori psicologici – sociali – emotivi.

La scelta che egli opera è una soluzione tecnico - tattica alla problematica individuata e valutata ed è quindi una soluzione creativa al problema con conseguente sviluppo del pensiero creativo.

Si tratta quindi di dotare l’allievo, attraverso il gioco, di una serie di abilità non solo motorie e consentirgli di essere in grado di impiegare alcune delle life skills di tipo psicologico (problem solving, decision making e pensiero creativo) nei vari contesti di gioco. Esse possono venire analizzate separatamente, tuttavia è soltanto fondendosi insieme che sono in grado di fornire una valida risposta. Si tratta di un processo senza soluzione di continuità, che deve essere valutato nella sua interezza fino al suo termine, momento in cui verrà data una soluzione “creativa” ad un problema di gioco.

Tale meccanismo si ripete continuamente e non solo in ambito sportivo, consentendo all’allievo di essere sempre più disposto ad un nuovo adattamento, da cui deriverà un nuovo apprendimento. Tutto ciò viene rappresentato attraverso quel circolo virtuoso che J. Piagét ha individuato nell’alternanza dei processi di assimilazione ed accomodamento, poiché come lo studioso svizzero aveva teorizzato l’apprendimento dipende proprio dai predetti processi e dai meccanismi di equilibrazione ed adattamento, essendo l’intelligenza stessa una forma di adattamento.

 

David Odorico 

istruttore di scuola calcio Coni - Figc

 

Bibliografia e sitografia

Mombaerts E., Pédagogie du football, Vigot 1999;

Mombaerts E.Entrainement et performance collective en football, Vigot, 1996;

Philippe Leroux, Football, planification et entrainemen, Amphora Sports Paris – 1999;

P. Marmocchi, C. Dell’Aglio e M. Zannini, Educare le life skills, Ercikson – Trento 2013;

Horst Wein “Il Calcio a misura dei ragazzi vol. 1” – Roma 2011;

http://marche.coni.it/images/marche/documentazione/2007/115.pdf.;

https://entrainementdefoot.fr/le-jeu-a-la-nantaise/;

https://fr.wikipedia.org/wiki/Jeu_%C3%A0_la_nantaise;

https://www.fcnantes.com/formation/CentreSportif.php;

http://www.federation-soccer.qc.ca/phocadownload/REFRESHER-TRAINING-FOR-TOP-COACHES/en/2010%20le%20jeu%20offensif%20et%20aspect%20cognitif.pdf

http://docplayer.fr/45267179-Le-kick-ca-s-arrete-maintenant-ce-n-est-pas-un-jeu-d-enfant-que-de-s-occuper-du-soccer-des-enfants.html;

https://www.yumpu.com/fr/document/view/33815326/football-des-juniors-gag-aglobal-1-analytique-entraarneur-de-foot;

http://www.atlalbiate.com/graziano/sito/multilate/dal%20vedere%20al%20fare.pdf;

http://www.docente.unicas.it/useruploads/001135/files/apprendimento_motorio.pdf.

 

 

 


 

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