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A tu per tu con Davide Doné, promettente osservatore

24 Maggio 2018

Ai microfoni di CalcioScout c'è Davide Doné, giovane e promettende osservatore dello Spezia Calcio.

Ciao Davide, presentati ai nostri lettori. Ciao a tutti, mi chiamo Davide Doné. Vivo nella provincia di Varese e sono un osservatore della prima squadra dello Spezia Calcio. Ho sempre avuto la passione per il calcio, passione unita a tanta curiosità e a continua voglia di imparare e mettermi in gioco. Amo le sfide e la competizione e da un paio di anni a questa parte ho iniziato a fare l’osservatore: lo scorso anno ero al Como in Lega Pro, quest’anno ho avuto la fortuna di far parte dello Spezia in Serie B. Speriamo il prossimo anno di migliorare ancora la categoria.

Perché hai scelto la strada dell’osservatore? Ho scelto questa strada all’improvviso. Più volte gli amici mi facevano notare che indovinavo sempre i giocatori ogni volta che si facevano confronti. I giocatori che loro vedevano nettamente più forti a distanza di poco tempo venivano superati a livello di gioco e caratteristiche da quelli che dicevo io. Mi diedero del pazzo quando nel 2013 dissi che Nainggolan (che all’epoca giocava nel Cagliari) a mio avviso era più forte di Vidal.

Come si fa a diventarlo? Gli ingredienti principali a mio avviso sono la curiosità e la continua voglia di migliorarsi e imparare. Bisogna poi rimboccarsi le maniche e proporsi. Inizialmente si rischierà di incorrere in tante porte sbattute in faccia ma non bisogna mai demordere e continuare per la propria strada, credere in se stessi e dare il massimo sempre: che sia per una prima squadra o per un settore giovanile, la passione è il carburante che non fa sentire la stanchezza e che aiuta a dare del proprio meglio.

Raccontaci del corso di Coverciano, curiosità, in cosa consiste l’esame, ecc. Proprio collegandomi alla risposta della domanda precedente. non mi faccio problemi a dire che non passai al primo test di ammissione. La delusione fu tanta ma la sfruttai per notare le mie lacune e migliorarmi. Nel 2016 al secondo test di ammissione riuscii a rispondere bene alle domande di Antonio Acconcia e Riccardo Guffanti e riuscii ad accedere al corso. Ammetto che durante i primi attimi faticai ad aprire bocca; mi sentii quasi in soggezione, mi trovavo in mezzo a osservatori di società del calibro di Juventus, Atalanta, Milan, Crotone, Bologna e temevo di dire fesserie. Con il passare dei minuti però capii che la mia visione non era diversa dalla loro e piano piano trovai coraggio di esprimermi. Il corso di Coverciano mi è servito molto per capire i punti di vista di grandi osservatori che sedevano al mio fianco, oltre che di alcuni grandi dirigenti sportivi che hanno tenuto le lezioni: Fabio Paratici, Walter Sabatini, Filippo Fusco, Riccardo Bigon, Marco Zunino, giusto per citarne alcuni.

Si sono tenute lezioni di carattere tattico, tecnico e di organizzazione scouting a 360°. Gli esami sono tre:

- Monitoraggio generale di una partita: in questo esame bisogna scrivere ogni caratteristica tecnica/tattica di ogni singolo calciatore in campo;

- Osservazione singolo calciatore: si osserva una partita simulando di appartenere ad una società e bisogna capire quale sarebbe il calciatore più adatto per la nostra squadra scrivendo una relazione e motivando la spiegazione;

- Osservazione dell’allenatore: sempre simulando di appartenere ad una società si osserva una partita guardando maggiormente il punto di vista tattico delle squadra (moduli di gioco in fase di possesso e non possesso, atteggiamento della squadra, baricentro ecc) e da questo bisogna effettuare una scelta su quale sarebbe l’allenatore che più si allineerebbe alle politiche di gioco e alle filosofie della nostra squadra motivandone le scelte.

Cosa significa fare scouting? Fare scouting significa riuscire ad avere una visione completa di tutto il calcio, conoscere ogni singolo giocatore presente nel panorama calcistico nazionale/continentale/mondiale e ogni sua singola caratteristica, capire se questo giocatore nella nostra squadra riuscirebbe ad esprimersi al meglio e se potrebbe migliorare in futuro magari di fronte a cambiamenti di modulo o addirittura di ruolo.

Come lavora un osservatore? Un metodo di lavoro è fondamentale. Ogni settimana il proprio responsabile comunica le partite/giocatori da visionare, arrivato il giorno della partita si raggiunge lo stadio e si cerca di cogliere ogni minima caratteristica del giocatore o della partita. Una volta terminata si scrivono le relazioni che vengono poi inoltrate al proprio responsabile.

Quanto e come usi la tecnologia nel tuo lavoro? Al giorno d’oggi la tecnologia è fondamentale per semplificare al massimo la vita sotto ogni punto di vista, utilizzando dispositivi della stessa marca ogni cosa fatta con lo smartphone la ritrovo poi sul computer e questo mi fa già risparmiare tempo. Avere poi nello smartphone email e altre applicazioni mi consente di avere sempre tutto in tasca. Se poi andiamo ancora maggiormente nel dettaglio parlando di software del calibro di Wyscout o InstatScout abbiamo la possibilità di vedere ogni minima caratteristica di ogni giocatore al mondo a portata di mouse. Nel 2018 limitarsi unicamente a carta e penna sarebbe controproducente sia per il tempo impiegato sia per la qualità del lavoro.

Il calcio italiano è in crisi? Soluzioni? A favore delle squadre B? Secondo me la situazione economico-finanziaria in Italia non fa altro che complicare tutto: i grandi club faticano ad andare avanti e cercano salvezza in acquirenti provenienti dall’estero, purtroppo i piccoli club non avendo appeal a livello internazionale si trovano in situazioni di difficoltà che le costringono a sopravvivere appena o purtroppo nelle situazioni peggiori a fallire. Sono poche le società di calcio delle categorie inferiori che chiudono le stagioni con i bilanci in verde. Riflettendo poi sono giunto alla conclusione che il calcio in Italia sta facendo sempre più fatica anche per via del numero sempre inferiore di bambini che lo praticano. Quando ero piccolo per le strade molti bambini giocavano in continuazione ogni giorno, oggi non vedo più nessun bambino giocare, la maggior parte sono attaccati a televisori/videogiochi/smartphone e seguono un’alimentazione poco corretta. Alla lunga credo che verranno sempre più fuori ragazzi provenienti da regioni geografiche dove c’è più “fame” e dove il calcio è ancora una passione vera. Io sono totalmente a favore delle squadre B per il semplice motivo che riducono ulteriormente il gap che esiste tra prima squadra e categoria primavera visto che i giovani si ritroverebbero a giocare anche contro uomini con esperienza maggiore, sarebbe un ulteriore svezzamento che reputo molto utile.

Andrea Bonso
@abonstweet

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