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Lavorare con e per uno staff

24 Novembre 2017

Proponiamo oggi un interessante articolo che il nostro amico Emanuele Maggiani ha pubblicato a Maggio nella rivista  "il calcio illustrato" nel mese di maggio 2017.

Negli ultimi anni la figura dell’ allenatore dei portieri ha assunto sempre di piu’ importanza e sempre di piu’ viene riconosciuta come figura indispensabile all’ interno dello staff.

Come ampiamente analizzato e descritto nei precedenti articoli il lavoro dell’ allenatore dei portieri e’ cambiato e si e’ evoluto contemporaneamente al cambiare ed all’evolversi del calcio e del portiere di calcio.

Credo che sia un errore, tuttavia, considerare il lavoro dell’allenatore dei portieri esclusivamente quel tipo di lavoro che prevede sedute di allenamento a parte, dove i portieri con il loro allenatore lavorano in modo specifico ma inevitabilmente separato dal resto della squadra.

Credo invece che una delle cose piu’ complesse ma necessarie, sia collaborare con l’allenatore in prima e tutti gli altri componenti dello staff per strutturare sedute di allenamento integrato che rispondano alle esigenze di tutti.

Sedute di allenamento ovviamente inserite in una programmazione globale altrettanto strutturata di concerto.

Per fare un esempio pratico: se l’allenatore in prima ha in programma di effettuare soluzioni offensive con conclusione verso la porta, il preparatore atletico ritiene necessario mettere come obiettivo la forza, perche’ l’allenatore dei portieri dovrebbe essere escluso da questa programmazione e partecipare solo mettendo a disposizione i portieri per difendere la porta dalle conclusioni a rete?

Credo invece che sia necessario e doveroso partecipare comunicando le proprie esigenze ed il proprio obiettivo al fine di strutturare un allenamento che comprenda e tenga in considerazione tutte le esigenze della squadra e dei suoi componenti.

L’allenatore dei portieri, sempre rispettando le esigenze dell’allenatore in prima, e le esigenze degli altri componenti dello staff , deve esprimere e condividere il proprio pensiero per strutturare una seduta partecipando in egual misura e con uguale importanza alla strutturazione della stessa.

Per tornare all’esempio di prima, in quel caso il portiere anziche0 attendere in modo passivo le conclusioni,potrebbe partire da una posizione scorretta per poi riposizionarsi al momento che in inizia l’azione, oppure potrebbe effettuare un rilancio iniziale con un obiettivo preciso ( calciare o lanciare con le mani un pallone all’interno di una porta posizionata a meta’ campo)

oppure partire da posizione avanzata e riposizionarsi correttamente nel momento in cui inizia l’azione.

L’allenatore dei portieri puo’ suggerire la distanza dalla quale deve essere effettuta la conclusione in base alle proprie esigenze e alle esigenze dei portieri ( una distanza maggiore per allenare la sequenza dei passi e il tipo di spostamento, una distanza minore per allenare il “leva gamba” tanto per fare un esempio) ecc. ecc. ecc.

questi sono solo alcuni esempi, che hanno il solo scopo di far capire come all’interno di una seduta “ conclusioni a rete” o “tiri in porta” l’allenatore dei portieri puo’ determinare e strutturare una seduta specifica per gli obiettivi che si e’ posto.

Tutto questo ovviamente presuppone una sinergia all’interno dello staff, una complicita’ e una fiducia reciproca.

Non sempre e’ facile raggiungere questo modus operandi, mi scrivono colleghi ed amici che incontrano difficoltà e resistenze, credo che la perseveranza dettata dalla passione sia il modo migliore per raggiungere questo obiettivo.

L’allenatore dei portieri non e’ e non puo’ essere piu’ colui che tira il pallone “un po a destra e un po a sinistra”,e’un componente dello staff che deve avere competenze tali da collaborare in egual misura al raggiungimento degli obiettivi.

Tenendo sempre presente che deve modellare e strutturare il suo lavoro in base alle esigenze dell’allenatore in prima, con lui e per lui, con lo staff e per lo staff.

Contribuire con le competenze tecniche e tattiche.

La capacita’ di programmare collegialmente richiede, tempo, passione, studio,competenze,esperienza e voglia di migliorarsi.

Queste sono caratteristiche indispensabili per fare questo lavoro.

Lavoro che ritengo essere il piu bello del mondo

E’ ovvio che ogni fascia di eta’ prevede una programmazione mirata e diversa dall’altra.

Emanuele Maggiani


 

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