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Intervista a Betty Vignotto

03 Ottobre 2013

 

Elisabetta “Betty” Vignotto è una donna schietta, di quelle che sanno cosa vuol dire stare al mondo e che di certo non hanno bisogno di nascondersi dietro una facciata di buonismo.La sua storia di calciatrice, recordman di reti con la nazionale italiana con 107 gol in 109 presenze e nella serie A femminile con 56 centri nel campionato 1972, è nota a tutti gli appassionati di calcio femminile ma certamente meno a chi il calcio lo segue solo quando in campo ci vanno ventidue uomini.

La chiacchierata che Betty ci concede tocca molti punti interessanti, a partire dal suo inizio calcistico che avvenne sotto gli occhi di un grande calciatore: quel Gianfranco Bedin, bandiera della “grande Inter” di Herrera.

La Vignotto è infatti originaria di San Donà, la stessa città che diede i natali a Bedin e fino all'età di quindici anni giocava a calcio per strada con i suoi fratelli. Fu proprio il giocatore dell'Inter a segnalare quella ragazza con un talento fuori dal comune a Valeria Rocchi, allora presidentessa della prima squadra di calcio femminile a Milano. Superato il provino, Elisabetta si trasferì in Lombardia, dove si aggiudicò subito uno scudetto guadagnandosi la convocazione l'anno successivo per i Mondiali in Messico. “

Uno degli aspetti più belli della mia carriera da calciatrice era quello di poter viaggiare lontano e ricordo l'emozione provata in Messico nell'alloggiare all'interno dello stesso albergo del Brasile campione del mondo e nel calcare il prato dell'Azteca, uno stadio storico per il calcio italiano. Non dimentico neppure la selva di biciclette assiepate fuori dallo stadio di Pechino dove si sarebbe conclusa una importante maratona, appena finita la nostra partita”. Calcisticamente Betty ha giocato nel ruolo di mezzala sinistra o ala mentre in nazionale è stato spesso impiegata come centravanti: “nei primi anni di carriera ero molto intraprendente ed esuberante con un buono spunto veloce, poi con gli anni ho compensato il mio calo fisico con l'esperienza fino all'età di 36 anni quando ho deciso di ritirarmi”.

Nei tempi in cui Betty calzava gli scarpini il calcio femminile in Italia era gestito diversamente da oggi, grazie a una federazione autonoma rispetto a quella maschile, la quale si sciolse solo nel 1986, quando fu accorpata alla FIGC. “Da allora, la nostra competitività a livello internazionale si è notevolmente ridotta, con le altre federazioni che hanno investito e si sono evolute mentre da noi i fondi a disposizione sono sempre rimasti minimi”. Pensare che, da quanto ci dice Betty, una nazione ora fortissima come la Germania era alla nostra portata a quei tempi mentre oggi quando si sfidano le tedesche si rischia di contare le reti subite con un pallottoliere.

Il calcio femminile degli albori era un fenomeno di costume molto popolare in Italia grazie all'attenzione mediatica che si era creata attorno a questo mondo: “ricordo che i giornalisti di allora ci dedicavamo almeno un servizio settimanale sulla Gazzetta quando giocavamo, così come faceva la trasmissione televisiva Novantesimo Minuto -ci spiega Betty- ma poi quando il calcio femminile cessò di essere una curiosità mano a mano l'interesse si spense. Viviamo purtroppo in una società ancora maschilista sotto il profilo sportivo e vedo davvero pochi margini di manovra per migliorare la situazione” afferma Betty nelle veci del suo attuale ruolo di presidentessa della Reggiana.

La speranza per lei è quella di una svolta politica che sblocchi qualche contributo anche a livello regionale come ad esempio avviene nei confronti della Torres, squadra di calcio situata all'interno della Regione autonoma della Sardegna. “E' davvero triste veder crescere il movimento alla base ma non poter garantire alle ragazze più brave di vivere con i proventi di questo sport, facendo le professioniste. Altrimenti è difficile fare risultati quando agli allenamenti si sommano anche gli impegni di lavoro e/o di studio”spiega la Vignotto. La mancanza di sponsor è un'altro problema per il calcio femminile e anche la sua Reggiana, dopo undici anni consecutivi di permanenza in serie A, nei quali si è aggiudicata una Coppa Italia, non è riuscita a iscriversi al campionato 2011/2012. “Siamo ripartite dalla C con la primavera e ogni anno che passa aumentano i numeri delle iscrizioni.” Un fenomeno incoraggiante che però non basta per garantire un futuro al calcio femminile italiano.

Chissà magari sarà proprio Calcio Scout a rendere più conosciute le gesta sportive delle nostre ragazze come si auspica la Vignotto: “bisogna pubblicizzarlo bene perchè è un'idea davvero interessante specialmente per le più giovani, per le quali è più facile comunicare utilizzando la tecnologia”.

A.S.

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